I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

5 February 2008

Rapporto Vinicolo 2007 Parte 2

I Maggiori importatori al mondo di vino sono UK, USA, Germania, Giappone, Canada etc, come potete vedere in un decennio il valore degli Stati Uniti è quasi radoppiato è visto il trend di crescita, l’aumento dei consumi e la differenza di popolazione tra USA ed UK si può facilmete prevedere che il mercato americano diverrà il primo nel giro di pochi anni.

rapp2_2_4.jpg


The main import countries in the world are UK, USA, Germany, Japan and Canada etc, as you can see in one decade the USA market doubled and due to the difference of growing trends, increase of consumption and the difference of number of people ho live in USA and UK it’s to forecast that the USA market will become the largest in the world in few years.

Vediamo quali paesi detengono le quote dell’export sui primi 5 mercati :
UK: Valore delle esportazioni 4091 Milioni di USD, il prezzo medio del vino importato è di 3,1 USD/KG, l’incidenza dei vini sfusi è del 6,3% nel 2005 per cui l’offerta dei vini importati si posiziona su una fascia prezzo medio bassa. Chi sono i principali esportatori, la Francia con il 34,1% seguita dall’Australia con 18,7%, l’Italia al 11%, anche grazie alla decisione del primo produttore Californiano la E&J Gallo? di importare in Italia in cisterne il vino di farlo imbottigliare in Italia e di riesportarlo in UK, seguono Spagna 7,1%, USA 5,4%, Sud Africa 6%, Cile 4,9%, Germania 4,6% e Nuova Zelanda 3,2%. I vini Francesi, Australiani ed USA presidiano le fasce prezzo più alte per cui come vedremo in molti paesi Australia e Francia si rubano le quote.
USA: Valore delle esportazioni 3741 Milioni di USD, il prezzo medio del vino importato è di 5,2 USD/KG, l’incidenza dei vini sfusi non è rilevata, per cui è da ritenere che la qualità dei vini importati è medio alta. Chi sono i principali esportatori, la Francia con il 29,6% seguita dall’Italia al 28,4%, seguono Australia con 20,5%, Nuova Zelanda 2,5%.
Germania: Valore delle esportazioni 2195 Milioni di USD, il prezzo medio è di 1,7 USD/KG dei vini sfusi è il 16,3% , per cui è da ritenere che la qualità dei vini importati è medio bassa. Chi sono i principali esportatori, l’Italia al 32,6 %, seguono Francia con 29,8%, seguono Spagna 12,4%, Sud Africa 3% Australia 2,2% e USA 1,5%,.
Giappone: Valore delle esportazioni 1009 Milioni di USD, il prezzo medio del vino importato è di 6,4 USD/KG, l’incidenza dei vini sfusi non è rilevata per cui l’offerta dei vini importati si posiziona su una fascia prezzo medio alta anche per l’alta presenza dei vini Francesi. Chi sono i principali esportatori, la Francia con il 64,7% seguita da Italia al 12,2% seguono USA 5,9%, Australia 4%.
Canada: Valore delle esportazioni 1045 Milioni di USD, il prezzo medio del vino importato è di 3,7 USD/KG, l’incidenza dei vini sfusi non è rilevata, per cui è da ritenere che la qualità dei vini importati è media. Chi sono i principali esportatori, la Francia con il 27,5% seguita da Australia con 21,6%, seguono dall’Italia al 17,4%, Cile 5,3%.


rapp2_2_1.jpg

Which countries hold the market share in the first top five market:
UK: Export value 4091 Millions of USD, the average price of the imported wine is 3,2 USD/KG, the value of not bottled wine is the 6,3%, so the quality of the imported wine is low. The main imported countries are: France with the 34,1% followed by Australia con 18,7%, Italy at 11%, mainly due to the fact that the largest Californian producer E&J Gallo? has decided to export California wine by tank and bottling in Italy and export it to UK and Scandinavian countries, the following countries are Spain 7,1%, USA 5,4%, South Africa 6%, Chile 4,9%, Germany 4,6% and New Zealand 3,2%. The French, Australian and USA garrison the higher price wine and we will see they steal each other market share.
USA: Export value 3741 Millions of USD, the average price of the imported wine is 5,2 USD/KG, the value of not bottled wine is not recorded, so the quality of the imported wine is high. The main imported countries are: France with 29,6% followed by Italy at 28,4%, Australia with 20,5%, New Zealand with 2,5%.
Germany: Export value 2195 Millions of USD, the average price of the imported wine is 1,7 USD/KG, the value of not bottled wine is 16,3%, so the quality of the imported wine is poor. The main imported countries are: Italy at 32,6 %, followed by France with 29,8%, Spain 12,4%, South Africa 3% Australia 2,2% and USA 1,5%,.
Japan: Export value 1009 Millions of USD, the average price of the imported wine is 6,4 USD/KG, the value of not bottled wine is not recorded, so the quality of the imported wine is high, this is due to the high market share of the French wine. The main imported countries are: la France with 64,7%, followed by Italy al 12,2%, USA 5,9% and Australia 4%.
Canada: Export value 1045 Millions of USD, the average price of the imported wine is 3,7 USD/KG, the value of not bottled wine is not recorded, so the quality of the imported wine is medium. The main imported countries are: France with 27,5%, followed by Australia with 21,6%, Italy 17,4%, Chile 5,3%.





Vediamo ora come sono cambiate le quote tra il 1995 ed il 2005 tra I vini imbottigliati, sfusi e spumanti, quali sono i principali mercati di sbocco, quale sono le quote dell’export tra vini da tavola e VQPRD ed infine quali sono state le variazioni del prezzo medio dell’export. Anticipo che in tutti e tre i casi i risultati sono particolarmente positivi. Nel decennio 1995 -2005, il vino sfuso ha perso una quota pari al 9% del vino esportato, va ricordato che l’Italia avendo accresciuto la sua quota mondiale su un mercato che raddoppiato in volume, in valore assoluto il passaggio dal vino sfuso all’imbottigliato ha un valore superiore al dato percentuale.


rapp2_2_5.jpg

Let’s see how they are changed the export share from 1995 at 2005 between bottled and not bottled wine, what are the most import market for the export of Italian wine, the export share between table wine and VQPRD, and what are the exchange of the average export price for the Italian’s wine. In the decade 1995- 2005, the not bottled wine lost 9% of the, it must be underlined that Italy increase its world export share on a market that doubled the volume, so the real value of the switch it’s higher than the % digit.

aggiungi un commento

5 Commenti a “Rapporto Vinicolo 2007 Parte 2”

  1. Egregi,
    esistono dei dati sui volumi di vendita del vino attraverrso il web per mercato? Per esempio quale percentuale del totale vini venduti in UK avviene atraverso il web?
    Cordialità
    Fabio

  2. Le rispondo secondo quelle che sono le mie conoscenze si questi dati esistono, ma bisogna comprarli, e i nuneri del vino non compra dati, peraltro sono dati stimati, nel senso che mentre i dati della gdo, grazie al codice ean, sono dati puntuali alla realtà osservata, per internet e la ristorazione non potendo tracciare le vendite con gli ean si individuano dei campioni statistici e su quelli si fanno delle stime. Al di la della mia prosa poco invitante questi dati hanno un valore perchè ci danno una visione di massima di un canale. Infine il mercato si internet rappresenta ancora una fetta così marginale dell’intero mercato che gli stessi istituti di ricerca non vi investono le risorse che ad esempio investono ed hanno investito nella gdo, e stanno investendo nell’horeca.
    Nielsen ha questi dati ma, altro problema, li vende, come per gli altri, per singolo paese, per cui pagando avrà i dati dell’acquistato, attraverso internet della sola uk o della sola Francia

  3. Attenzione però a non confondere il valore dei consumi con il volume, perché da anni gli importatori fissano il rapporto di cambio euro-dollaro (di solito1,2) per stare al riparo dagli aumenti dei listini. Quindi non é detto che il mercato USA sia così favorevole, pur essendo un mercato “vergine” per i produttori italiani, quello in UK é molto più redditizio ed inesplorato.

  4. Ciao Paolo, mi puoi spiegare meglio il tuo punto? perchè a mio avviso è meglio vendere un pò meno ad un prezzo più alto che non viceversa. ma sicuramente ho frainteso il tuo punto.

  5. Volevo dire che il tuo punto di vista é corretto, ma é teorico. La realtà dei mercati però travalica le statistiche ed i modelli ideali. Esempio: l’importatore USA comprava ai tempi della lira 1000 bottiglie in fascia premium a 35000 lire l’una. Negli ultimi 3 anni il cambio é diventato per lui sfavorevole e volendo comprare le stesse bottiglie, che tralaltro oggi costano 35 euro, fissa il cambio a gennaio a 1,2 anziché 1,6. Il produttore continua sì a considerare gli USA come un mercato di valore, ma il valore si é ridotto di 0,4 a bottiglia quando non si é ridotto anche nel volume. Il fatto che prezzi e cambio siano diventati sfavorevoli, ha anche spinto l’importatore a guardarsi attorno ed eventualmente a comprare prodotti di fascia premium in altri paesi, per esempio la Spagna. E’ un fatto normale in un mercato aperto. Con questo voglio dire che troppi produttori negli ultimi hanno dato per scontato che gli USA fossero un mercato in grado di assorbire tutti i loro prodotti di alta gamma senza battere ciglio e senza investirci. La situazione attuale denota che, nonostante gli USA importino i nostri vini da quasi 50 anni, nessun consorzio ha investito in campagne pubblicitarie o promozioni di vario genere, cosa che il singolo produttore non é in grado di fare. Parlo di un consumatore che non vede la differenza tra IGT e DOC anche se ha superato l’idea che il Chianti sia solo quello nel fiasco. Soprattutto parlo di un mercato ancora sconosciuto a noi italiani, illusi che qualsiasi bottiglia tricolore possa comparire sui tavoli di Cipriani a 200$.

Lascia un commento