I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

9 March 2008

La dimensione delle aziende vinicole in Europa – dati 1990-2003

Andiamo oggi a fondo sulla questione della dimensione media delle aziende vinicole usando i dati di un sondaggio del 2003. In Europa c’erano 1.5 milioni di aziende vinicole nel 2003: di queste ben il 37% erano localizzate in Italia! Questo piccolo numero ci porta al vecchio discorso della dimensione media delle aziende, ma non solo. Da questo post vedremo che non solo le aziende italiane sono piu’ piccole sotto tutti i punti di vista, ma anche meno “specializzate” nella produzione di vino rispetto ai nostri concorrenti europei e con impiego di forza lavoro molto piu’ elevato che altrove. Partiamo con il grafico forse piu’ interessante, perche’ ci indica la dimensione delle aziende in base al margine lordo prodotto. In questo caso, come in tutti gli altri grafici vengono separate le aziende che producono vini VQPRD dalle altre. Come vedete, la differenza tra Italia e Francia e’ abissale: il loro margine medio (molto vicino a 100kEUR per azienda) e’ 4 volte superiore a quello italiano e spagnolo, che naviga intorno ai 24000EUR. Come potete inoltre vedere, l’Italia resta al di sotto della media europea di circa il 15% sia nel campo dei vini da tavola che in quello dei vini di qualita’.

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We analyse today the issue of average size of European wine holdings, using a data of a EU survey of 2003. In Europe there were 1.5m wine farms in 2003, of which 37% were located in Italy. In this post, we will see that not only Italian wine holdings are smaller than the European ones, but that they are also less specialized than what should be and that their productivity per hectar is lower than elsewhere. The first graph is probably the most interesting as it shows the average gross margin, splitting up quality wines and table wines. As you can see the gap between France (at nearly 100000EUR per farm) and Italy and Spain (24000EUR) is huge. Moreover, Italy is about 15% below the average level in Europe for both table and quality wines.

Il secondo grafico e’ relativo ai dipendenti medi per azienda (inteso come dipendenti full time), dove vedete che le proporzioni tra Italia e Francia sono meno significative (meno di 2 volte rispetto a 4 volte). Nel segmento dei vini di qualita’ le aziende italiane hanno 1.26 dipendenti medi contro la media europea di 1.5 e contro i 2 della Francia. In questa particolare classifica siamo sopra la Spagna, che viaggia intorno a 1 persona.
The second graph shows you the average employees per farm (full time equivalent), where you can see that the proportion between Italy and France is less striking. In the quality wine segment, Italian farms have 1.26 employees vs. a 1.5 average in Europe and 2 for France. In this statistic we are ahead of Spain at 1 employee per farm.

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Nel terzo grafico trovate il classico indicatore degli ettari. L’Italia mostra una dimensione media di 3 ettari per azienda nel segmento dei vini di qualita’ contro gli 8-9 di Francia e Spagna e di meno di un 1 ettaro per quanto riguarda i vini da tavola contro i 3-4 delle altre due nazioni. In entrambi i casi l’Italia resta largamente sotto la media europea di 3.7 ettari per le aziende di qualita’ e 1.3 per quelle di vino da tavola.
In the third graph there is the usual graph of hectares per farm. In Italy we are at 3ha per farm in the quality wine segment vs. 8-9 for France and Spain and less than 1ha in the table wines vs. 3-4. In both categories, Italy is largely below the European average of 3.7ha for quality wines and 1.3ha for table wines.

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Specializzazione. Questo grafico si riferisce ai vini di qualita’ e ci dice che mentre in Francia quasi il 90% delle aziende fa soltanto vino, in Italia questa percentuale e’ di poco superiore alla meta’. Anche la Spagna ci sta davanti, seppur di poco. Nonostante in questa particolare statistica l’Italia sia sopra la media europea, sottolineerei il fatto che questo valore e’ particolarmente basso vista l’ambizione italiana nel settore vinicolo.
Specialisation. This graph is referring to quality wines and shows that in France almost 90% of company engaged in wine production only do that job, while in Italy we are just above 50%, also below Spain. Despite that, Italy is above the European average. However, I would highlight that for a country with a global ambition in the wine business, this is too low…

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Da ultimo vi presento un’introduzione all’argomento del prossimo post, cioe’ un’analisi della forza lavoro delle aziende vinicole. Questo e’ il rapporto tra dipendenti a tempo pieno ed ettari vitati per azienda. Come vedete, la dimensione piu’ limitata delle aziende italiane sembra abbia anche un impatto negativo sul loro livello di “industrializzazione”. Le aziende italiane impiegano il doppio di forza lavoro per ettaro della Francia e il triplo rispetto alla Spagna…
Finally, this is an introduction to the subject of the next post, which will focus on the workforce of wine famrs. This is the ratio between full time equivalent employees and areas. As you can see the more limited size of Italian wine farms has a nasty impact on the their level of “industrialization”. Italian wine farms employ twice as much labour per hectare compared to French ones and three times as much than Spanish ones.

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7 Commenti a “La dimensione delle aziende vinicole in Europa – dati 1990-2003”

  1. Sono dati purtroppo in linea con quelli più generali sulle dimensioni delle aziende agricole italiane in genere. Perchè? Ce ne sono tanti:
    - frammentazione al passaggio dal padre ai figli
    - tradizionalità eccessiva, quindi legati di più alla manodopera rispetto alle attrezzature
    - costi fissi eccessivi che rallentano gli ingrandimenti, sia dimensionali che strutturali
    Altre idee? Cosa si può fare per ridurre il gap? Unioni? Il problema poi si riflette a monte e a valle delle aziende: basso potere sui fornitori e sui clienti.

  2. Buongiorno a tutti.
    Su questo fatto delle minuscole dimensioni delle aziende italiane segnalo un intervento di Angelo Gaja sul sito del Vinitaly.
    http://www.vinitaly.it/vinonostrum_archivio.asp?id=2787
    A presto. con cordialità.
    Francesco Bonfio
    presidente Vinarius
    Associazione delle Enoteche Italiane

  3. Una precisazione su quanto scritto nel sito del Vinitaly, l’Italia non è il primo esportatore al mondo, almeno secondo quanto scritto dal rapporto enologico 2007, anzi la quota francese è il doppio di quella italiana. Forse per un refuso ci si riferisce agli Stati Uniti.
    Angelo Gaja è un signor imprenditore che ha seguito con intelligenza e successo un modello d’impresa, mi sento però di disentire parzialmente dalla sua visione, cui confermo che siamo sempre felice di ospitarlo con i suoi interventi.
    In sostanza concordo sul fatto che il tessuto imprenditoriale italiano è fatto da micro – medie imprese che si integrano a rete o distretti, e che esse creano una ricchezza ed un valore aggiunto che pochi altri paesi hanno. Dall’altro vedo anche che c’è bisogno di imprese medio – grandi che facciano da apri pista in certi paesi o certi mercati. Provando ad uscire dal mondo del Vino, l’Italia è fatta da Amedei nel cioccolato ma anche dalla Ferrero, dagli artigiani orafi ma anche da Damiani.
    In sostanza non vorrei che si demonizzasse il grande e si elogiasse il piccolo con il rischio di ritrovarci colonizzati anche nel vino.

  4. Nemmeno io sono d’accordo con Angelo Gaja. Al di la’ dei fatti, e cioe’ che la Francia esporta vino per EUR6.8bn contro i nostri EUR3.4bn (dati aggiornati agli ultimi mesi), e’ abbastanza chiaro che il mondo del vino si sta globalizzando. Questa tendenza, che non dipende da noi, che ci piaccia o meno, porta a una concentrazione delle strutture distributive che diventano sempre piu’importanti nel riuscire a vendere i propri prodotti. Soprattutto di riuscire a venderli al vero valore.
    In altre parole, se nel futuro non ci muoviamo potremmo trovarci nella situazione di non essere in grado di vendere al meglio i nostri prodotti (cioe’ al massimo prezzo ottenibile) per un difetto di struttura distributiva. Quindi, i profitti che genereremo saranno inferiori, il che significa meno soldi da investire e minor valore delle terre da cui questi prodotti vengono.
    Forse non sara’ il problema dei prodotti di Gaja o di Bruno Giacosa, ma probabilmente potra’ esserlo per il piccolo produttore di Barbaresco che non gode della fama necessaria (per quanto possa avere un prodotto equivalente)!

    bacca

  5. Come avete potuto vedere dalle mie considerazioni sono concorde con voi, da un pulpito come il suo, sinceramente, sono capaci tutti di parlare di potere. Le dimensioni possono tranquillamente andare d’accordo con qualità anzi, senza dimensioni secondo me si scompare

  6. 33.000 imprenditori in 33.000 comuni?
    Questa logica medievale dell’ “Ognuno per sé e Dio per tutti” non potrà che continuare ad affossare la nostra viticoltura. Lo si vede chiaramente nei risultati di molti consorzi, tesi ad accontentare questo o quello, lasciando piantare vigneti lungo i fossi o le statali, mentre ci si dimentica completamente dei terroir. Abbiamo un numero enorme di disciplinari, fascette, controetichette, ma non riusciamo a difendere i nostri prodotti. La Francia con un regolamento unico (AOC) e metà denominazioni fa due volte meglio di noi.

  7. sono nel settore da 24 anni e ci occupiamo di biotecnologie per l’agroalimentare.
    Seguo con interesse i dibattiti intorno al vino anche da un punto di vista politico.
    vi dico questo perchè finalmente dopo il totale disinteresse della politica alle nostre problematiche, mi sono assunta in prima persona l’onere di battermi per il nostro settore.
    Come infatti sapete quando la DC sosteneva con forza l’impegno della coldiretti noi avevamo ben 90 deputati in Parlamento che portavano avanti le istanze del comparto e tutti avevamo qualcuno che ci ascoltava.
    Adesso non ci da ascolto nessuno, come se il settore enologico e agroalimentare fossero privi di importanza.
    Non si rendono conto che insieme al turismo rappresentiamo la storia produttiva del nostro paese.
    In virtù di questo e pensando che abbiamo delegato troppo, insieme ad altri amici del settore stiamo costruendo dentro il sistema un network nazionale per difendere i nostri interessi.
    Speriamo di farcela
    maria di prato

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