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	<title>Comments on: Il caso Brunello di Montalcino. Di Angelo Gaja</title>
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	<description>Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori</description>
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		<title>By: paolo</title>
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		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 18 Jan 2009 09:11:22 +0000</pubDate>
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		<description>Scusa Stefano, ma il coraggio del cambiamento lo dovrebbero avere chi ha lavorato correttamente e bene per oltre 50 anni o chi è arrivato a Montalcino per ultimo e sbagliando a piantare le vigne non è riuscito a dare il ritorno economico previsto agli investitori?
In tutto questa storia, fino ad oggi, non ha contato mai il terroir, hanno contato solo i soldi.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusa Stefano, ma il coraggio del cambiamento lo dovrebbero avere chi ha lavorato correttamente e bene per oltre 50 anni o chi è arrivato a Montalcino per ultimo e sbagliando a piantare le vigne non è riuscito a dare il ritorno economico previsto agli investitori?<br />
In tutto questa storia, fino ad oggi, non ha contato mai il terroir, hanno contato solo i soldi.</p>
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		<title>By: Stefano</title>
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		<dc:creator>Stefano</dc:creator>
		<pubDate>Mon, 22 Dec 2008 08:27:48 +0000</pubDate>
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		<description>Scusate ma a me sembra di leggere commenti di ragazzini... ma veramente credete che il Sangiovese 100% tenga 4 anni di invecchiamento e quel colore o che senza altri vitigni Cab-Merlot... gli USA avrebbe decretato tanto successo al Brunello? Certo una piccola eccellenza magari si ma se vogliamo ancora prenderci in giro con la questione delle nicchie andiamo pure ad espiantare il 75% dei nostri vigneti perchè per il resto serve modernità spirito imprenditoriale e dimensioni in grado di reggere il mercato. Certi atteggiamenti mi sembrano o in assoluta malafede o figli di una ignoranza senza pari. 
Ha ben detto Gaja, andava cambiato il disciplinare e intrapreso con coraggio il cammino del cambiamento e poi aggiungo che le nicchie di produzione fanno solo la fellicità di pochissime persone che raramente hanno nell&#039;agricoltura il loro primo lavoro... Ah?! Le scarpe... chiedi a chi produce queste nicchie di successo dove le produce ora... sono marchigiano e nel nostro distretto le grandi firme hanno lasciato solo gli outlet...</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Scusate ma a me sembra di leggere commenti di ragazzini&#8230; ma veramente credete che il Sangiovese 100% tenga 4 anni di invecchiamento e quel colore o che senza altri vitigni Cab-Merlot&#8230; gli USA avrebbe decretato tanto successo al Brunello? Certo una piccola eccellenza magari si ma se vogliamo ancora prenderci in giro con la questione delle nicchie andiamo pure ad espiantare il 75% dei nostri vigneti perchè per il resto serve modernità spirito imprenditoriale e dimensioni in grado di reggere il mercato. Certi atteggiamenti mi sembrano o in assoluta malafede o figli di una ignoranza senza pari.<br />
Ha ben detto Gaja, andava cambiato il disciplinare e intrapreso con coraggio il cammino del cambiamento e poi aggiungo che le nicchie di produzione fanno solo la fellicità di pochissime persone che raramente hanno nell&#8217;agricoltura il loro primo lavoro&#8230; Ah?! Le scarpe&#8230; chiedi a chi produce queste nicchie di successo dove le produce ora&#8230; sono marchigiano e nel nostro distretto le grandi firme hanno lasciato solo gli outlet&#8230;</p>
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		<title>By: damiano brognara</title>
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		<dc:creator>damiano brognara</dc:creator>
		<pubDate>Sun, 21 Dec 2008 14:13:47 +0000</pubDate>
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		<description>tutta questione di marcheting,il brunello e 
e resta brunello,vogliamo cambiare la disciplinare,cambiamola a scapito del rosso di montalcino cosi da migliorare la doc,es.80 sangiovese e 20 merlot o cabernet se a qualcuno pice cosi,ma per carita non cambiamo il brunello non sono gia ottimi i vari biondi santi,salvioni,soldera,mastrojanni,barbi,e tanti altri? in piemonte il sig gaja ha cambiato vini del calibro di barolo sperss in langhe doc esempio di miglioramento bere un nebbiolo che prima era 100x100 e un rosso
doc 96 e 4 x 100 ma non piu barolo docg ma 
langhe rosso doc .</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>tutta questione di marcheting,il brunello e<br />
e resta brunello,vogliamo cambiare la disciplinare,cambiamola a scapito del rosso di montalcino cosi da migliorare la doc,es.80 sangiovese e 20 merlot o cabernet se a qualcuno pice cosi,ma per carita non cambiamo il brunello non sono gia ottimi i vari biondi santi,salvioni,soldera,mastrojanni,barbi,e tanti altri? in piemonte il sig gaja ha cambiato vini del calibro di barolo sperss in langhe doc esempio di miglioramento bere un nebbiolo che prima era 100&#215;100 e un rosso<br />
doc 96 e 4 x 100 ma non piu barolo docg ma<br />
langhe rosso doc .</p>
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		<title>By: Io Non Sputo » Lo strano caso del Brunello di Montalcino</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2008/08/il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html/comment-page-1#comment-956</link>
		<dc:creator>Io Non Sputo » Lo strano caso del Brunello di Montalcino</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 11 Sep 2008 07:50:31 +0000</pubDate>
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		<description>[...] spunto dai post di RoVino su Esalazioni Etiliche e di Marco Baccaglio su I Numeri del Vino che citano la posizione di Angelo Gaja espressa in un intervista sul Corriere della Sera del 23 [...]</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>[...] spunto dai post di RoVino su Esalazioni Etiliche e di Marco Baccaglio su I Numeri del Vino che citano la posizione di Angelo Gaja espressa in un intervista sul Corriere della Sera del 23 [...]</p>
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		<title>By: Andreas</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2008/08/il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html/comment-page-1#comment-953</link>
		<dc:creator>Andreas</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 06 Sep 2008 16:55:49 +0000</pubDate>
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		<description>In pochi decenni da 150 000 a 7 millione di costossissime bottiglie? Un successone! Il Brunello sembra veramente una grande invenzione marketing. Parte del concetto: un vino a 100 per cento Sangiovese invecchiato 4 anni. Sembra funzionare alla perfezione...
Vi sembra davvero una grande idea di cambiare qualcosa? Solo per poter vendere con il nome Brunello molto vino da zone non vocate?
Invece di fare rispettare le regole le si cambiano a favore di chi ha sbagliato? Se fossi un produttore lavorando con vigne adatte e avendo sempre rispettato il disciplinare mi sentirei gravemente offeso. E come consumatore mi sentirei truffato.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>In pochi decenni da 150 000 a 7 millione di costossissime bottiglie? Un successone! Il Brunello sembra veramente una grande invenzione marketing. Parte del concetto: un vino a 100 per cento Sangiovese invecchiato 4 anni. Sembra funzionare alla perfezione&#8230;<br />
Vi sembra davvero una grande idea di cambiare qualcosa? Solo per poter vendere con il nome Brunello molto vino da zone non vocate?<br />
Invece di fare rispettare le regole le si cambiano a favore di chi ha sbagliato? Se fossi un produttore lavorando con vigne adatte e avendo sempre rispettato il disciplinare mi sentirei gravemente offeso. E come consumatore mi sentirei truffato.</p>
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		<title>By: patrizia</title>
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		<dc:creator>patrizia</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 04 Sep 2008 12:48:33 +0000</pubDate>
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		<description>se avete tempo, leggete su http://vinarius.it/</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>se avete tempo, leggete su <a href="http://vinarius.it/" rel="nofollow">http://vinarius.it/</a></p>
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		<title>By: Rocco</title>
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		<dc:creator>Rocco</dc:creator>
		<pubDate>Sat, 30 Aug 2008 14:13:55 +0000</pubDate>
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		<description>Concordo con Paolo. Non possiamo permetterci di chiamarli entrambi con lo stesso nome, al massimo &quot;Nuovo Brunello&quot; e &quot;Brunello Storico&quot;.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Concordo con Paolo. Non possiamo permetterci di chiamarli entrambi con lo stesso nome, al massimo &#8220;Nuovo Brunello&#8221; e &#8220;Brunello Storico&#8221;.</p>
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		<title>By: paolo</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2008/08/il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html/comment-page-1#comment-942</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Thu, 28 Aug 2008 16:51:25 +0000</pubDate>
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		<description>Per una volta non concordo nè con Marco, nè con monsù Gaja.
In Italia non possiamo fare produzioni di massa: non siamo in grado di farlo con le automobili, prodotto esclusivamente industriale, figuriamoci con il vino o i formaggi! Noi sappiamo fare benissimo i prodotti di nicchia, siano auto, scarpe, vini o formaggi ed infatti tutto il mondo ce li invidia.
Chi è che dice &quot;vogliamo i prodotti di massa&quot; ? A me non risulta che il consumatore voglia un prodotto alimentare di massa, semmai richiede un prodotto con un buon rapporto qualità/prezzo e soprattutto pretende di non essere preso in giro. Nella mia doppia veste di consumatore e distributore, mi si consenta di dire a Monsù Gaja questo: io non credo che a casa sua mangerebbe volentieri del Castelmagno fatto con latte di pianura in un anonimo caseificio insieme a dei grissini rubatà, ma stirati a mano a Tunisi...
Quindi perchè noi dovremmo bere o vendere del Brunello fatto senza il sangiovese?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Per una volta non concordo nè con Marco, nè con monsù Gaja.<br />
In Italia non possiamo fare produzioni di massa: non siamo in grado di farlo con le automobili, prodotto esclusivamente industriale, figuriamoci con il vino o i formaggi! Noi sappiamo fare benissimo i prodotti di nicchia, siano auto, scarpe, vini o formaggi ed infatti tutto il mondo ce li invidia.<br />
Chi è che dice &#8220;vogliamo i prodotti di massa&#8221; ? A me non risulta che il consumatore voglia un prodotto alimentare di massa, semmai richiede un prodotto con un buon rapporto qualità/prezzo e soprattutto pretende di non essere preso in giro. Nella mia doppia veste di consumatore e distributore, mi si consenta di dire a Monsù Gaja questo: io non credo che a casa sua mangerebbe volentieri del Castelmagno fatto con latte di pianura in un anonimo caseificio insieme a dei grissini rubatà, ma stirati a mano a Tunisi&#8230;<br />
Quindi perchè noi dovremmo bere o vendere del Brunello fatto senza il sangiovese?</p>
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		<title>By: Marco Baccaglio</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2008/08/il-caso-brunello-di-montalcino-di-angelo-gaja.html/comment-page-1#comment-940</link>
		<dc:creator>Marco Baccaglio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 26 Aug 2008 20:46:35 +0000</pubDate>
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		<description>E&#039; molto difficile non sottoscrivere i concetti di Angelo Gaja. Il mondo del vino si sta globalizzando e arrivano via via sul nostro mercato prodotti figli di regolamentazioni diverse e piu&#039; aperte di quella italiana. Se si vuole un prodotto &quot;di massa&quot; e&#039; necessario aprire i disciplinari e renderli piu&#039; flessibili.

Quale e&#039; la vocazione del Brunello di Montalcino? Quale strada vogliono fargli prendere i suoi produttori? In questo caso c&#039;e&#039; in gioco l&#039;ambizione di una azienda come Banfi, che fattura oltre 60 milioni (a proposito, e&#039; il caso di rendere pubblico che l&#039;azienda ha rifiutato di invare il proprio bilancio 2007 al blog per un commento) e che probabilmente potrebbe sfruttare al massimo una maggiore flessibilita&#039; del disciplinare.

Qual&#039;e&#039; la soluzione che nel lungo termine e&#039; migliore per il Brunello e per il suo mercato? Essere assolutisti sul concetto del 100% Sangiovese potrebbe essere dannoso per un prodotto come quello di Banfi, e nello stesso tempo darebbe a un prodotto come quello di Biondi Santi un prestigio e un fattore di differenziazione ulteriore.

Bisogna fare attenzione, perche&#039; il vino e&#039; una delle poche ultime cose che il nostro Paese riesce a fare con risultati &quot;mondiali&quot;. Perdere anche questa leadership sarebbe veramente un peccato!

Marco Baccaglio</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>E&#8217; molto difficile non sottoscrivere i concetti di Angelo Gaja. Il mondo del vino si sta globalizzando e arrivano via via sul nostro mercato prodotti figli di regolamentazioni diverse e piu&#8217; aperte di quella italiana. Se si vuole un prodotto &#8220;di massa&#8221; e&#8217; necessario aprire i disciplinari e renderli piu&#8217; flessibili.</p>
<p>Quale e&#8217; la vocazione del Brunello di Montalcino? Quale strada vogliono fargli prendere i suoi produttori? In questo caso c&#8217;e&#8217; in gioco l&#8217;ambizione di una azienda come Banfi, che fattura oltre 60 milioni (a proposito, e&#8217; il caso di rendere pubblico che l&#8217;azienda ha rifiutato di invare il proprio bilancio 2007 al blog per un commento) e che probabilmente potrebbe sfruttare al massimo una maggiore flessibilita&#8217; del disciplinare.</p>
<p>Qual&#8217;e&#8217; la soluzione che nel lungo termine e&#8217; migliore per il Brunello e per il suo mercato? Essere assolutisti sul concetto del 100% Sangiovese potrebbe essere dannoso per un prodotto come quello di Banfi, e nello stesso tempo darebbe a un prodotto come quello di Biondi Santi un prestigio e un fattore di differenziazione ulteriore.</p>
<p>Bisogna fare attenzione, perche&#8217; il vino e&#8217; una delle poche ultime cose che il nostro Paese riesce a fare con risultati &#8220;mondiali&#8221;. Perdere anche questa leadership sarebbe veramente un peccato!</p>
<p>Marco Baccaglio</p>
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