I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

11 December 2008

I risultati del sondaggio – i consumi del vino, seconda parte

E veniamo ora all’analisi delle risposte alla seconda parte del sondaggio. Si tratta, ricorderete, di analizzare il percepito dei lettori rispetto al valore economico del vino, e di verificare se l’attuale situazione finanziaria – o per meglio dire economica – possa modificare le abitudini dei consumatori.

Le risposte alla prima domanda dicono che è nettamente il commerciante o il gestore dell’enoteca, in altre parole è il dettagliante, col suo ricarico, ad incidere maggiormente sul costo finale: circa il 27% del prezzo che paga il consumatore è da attribuirsi a questo anello della filiera.
Al secondo posto, ma nettamente meno consistente, la quota dei costi di produzione dell’uva per i lettori: circa il 16%.
Sul gradino più basso del podio, con poco più del 13%, i costi di comunicazione e di marketing mentre le altre voci si sono suddivise la rimanente quota quasi equamente.


Queste risposte non sorprendono troppo, soprattutto per quello che riguarda il ricarico del dettagliante.
Invece, per quello che riguarda le prospettive di acquisto, non sembra che ci sia preoccupazione rispetto al prossimo futuro: quasi la metà del “panel” pensa di spendere la stessa cifra senza nessun tipo di esitazione; a questi potremmo aggiungere un’altra percentuale (circa il 30%) che potrebbe eventualmente comprare o qualche bottiglia in meno o del vino meno caro.

Sembra quindi che nel merito, per coloro che hanno risposto al nostro sondaggio, la crisi economica non abbia grande rilievo. Contestualmente è di poco meno del 6% la quota di coloro che invece ipotizzano, per ragioni economiche, di comprare meno bottiglie.

Analizzando meglio il dato abbiamo provato a collegare le abitudini d’acquisto con le relative previsioni per collocare meglio le nostre ipotesi. Sale la quota di abitanti del nord Italia, rispetto al dato generale, se consideriamo chi pensa di spendere sempre la stessa cifra senza problemi (dal 72% all’83%), anche qui senza nessuna sorpresa.

Interessante invece osservare che chi mette al primo posto, nelle abitudini d’acquisto, la grande distribuzione non ha sostanzialmente intenzione di spendere meno e non si pone il problema (quasi il 70% dichiara di voler spendere sempre la stessa cifra) mentre chi si avvale di acquisti direttamente presso il produttore – che ricordiamo è emerso essere il canale preferito – non è altrettanto sicuro: la percentuale scende al 37%.

E per le grandi occasioni? Quasi la metà dichiara di essere disposta a spendere oltre 40 euro e se aggiungiamo la quota di coloro che mettono in conto una cifra tra 20 e 40 euro, si arriva all’80% circa.

Abbiamo cercato ulteriori dati interessanti, selezionando i profili e verificando le relative risposte, ma i dati emersi hanno sempre confermato la distribuzione del dato generale, il che ci porta a supporre una certa affidabilità del campione, di certo numericamente non troppo significativo ma forse meno “di nicchia” del previsto.

Grazie ancora a tutti!

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2 Commenti a “I risultati del sondaggio – i consumi del vino, seconda parte”

  1. Sono sempre dell’opinione che chi ha partecipato al sondaggio, me compreso, siano degli appassionati del vino. Questo non è un male, comunque, significa che gli appassionati non modificheranno le loro attitudini all’acquisto e per chi vende, come me, è una certezza.
    Resto a disposizione per un sondaggio fra le corsie dei supermercati.

  2. La crisi si f sentire, ma la sete ancora di più!!

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