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	<title>Comments on: Indagine sulla consulenza e gli investimenti nel mondo del vino &#8211; fonte: AAWE</title>
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	<link>http://inumeridelvino.it/2009/04/indagine-sulla-consulenza-e-gli-investimenti-nel-mondo-del-vino-fonte-aawe.html</link>
	<description>Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori</description>
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		<title>By: Marco Baccaglio</title>
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		<dc:creator>Marco Baccaglio</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 17:25:44 +0000</pubDate>
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		<description>Ciao a tutti,
per prima cosa mi scuso per il fatto che non partecipo alla discussione sul mio blog (singolare, no?), ma sto letteralmente affondando nei risultati del primo trimestre. E i vostri contributi sono sempre particolarmente interessanti.

Io la vedo cosi&#039;: in Italia ci sono due tipi di vini/viticoltura e via dicendo. Quelli che hanno sviluppato un marchio importante, e sui quali bisogna pensare seriamente prima di toccare qualcosa. Diciamo il Barolo, oppure il Brunello. Su questi bisogna chiedersi (e mi pare che sul Brunello qualche parola si sia spesa) se innovare la formula storica sia un gioco a somma maggiore di zero. Ossia, perdo in tradizione ma ho un vino piu&#039; buono (o ne posso produrre molto di piu&#039;): e&#039; quello che il consumatore va cercando? Forse no, forse un Barolo con il 5% di Barbera, oppure un Barolo prodotto in un&#039;area piu&#039; ampia perderebbe &quot;appeal&quot;. Per il Brunello vale lo stesso discorso, anche se il mio pensiero e&#039; che in questo caso la denominazione ha un valore di tradizione inferiore (cioe&#039; e&#039; un prodotto che si e&#039; imposto piu&#039; di recente).

Esiste poi il rimanente 90% (forse 95%) della vigna italiana. Oltre 300 DOC se non mi sbaglio. Qui bisogna veramente domandarsi che cosa fare. L&#039;altro giorno bevevo una bottiglia di Coteau de la Tour, vino da tavola prodotto da Les Cretes in Valle d&#039;Aosta che penso costi 15-20 euro in enoteca. Syrah prodotto in Valle d&#039;Aosta. Risultato della sperimentazione? Penso di si. I miei commensali erano entusiasti, io stesso devo ammettere che e&#039; un prodotto che colpisce. L&#039;anno scorso ho assaggiato un Riesling coltivato in Piemonte, prodotto da un signore (Sergio Germano) che ha il pallino di questo vitigno: prodotto estremamente interessante. 

In Piemonte c&#039;e&#039; una vigna IMMENSA coltivata a Barbera. Questo prodotto, al di la&#039; di ristrette eccellenze, andra&#039; un giorno riposizionato. Ci dovremo inventare qualche cosa. Quanto e&#039; il valore della tradizione del Barbera? Quanto e&#039; il rischio che corriamo? Il problema e&#039; forse proprio la regolamentazione, che in alcuni casi diventa un facile scudo per difendersi: &quot;se non vendo il prodotto e&#039; perche&#039; la DOC non e&#039; adeguatamente sostenuta e perche&#039; nella DOC ci sono produttori che svalutano il suo buon nome&quot;.

C&#039;e&#039; un produttore che e&#039; uscito addirittura dalle DOCG Barolo e Barbaresco: con alcuni prodotti: Angelo Gaja. Ha fatto bene? Male? Lo ha fatto di tasca propria, ha prodotto un vino forse discutibile nella sua magica perfezione, pero&#039; la sua scommessa e&#039; stata probabilmente vinta.

Raffaele ha ragione a dire che l&#039;innovazione non e&#039; il nostro forte. Pero&#039; e&#039; possibile che 700mila ettari di vigna si arroccano dietro una DOC/IGT. Scusate l&#039;inglese, ma se andiamo avanti cosi&#039; ci fanno un c..o che neanche ce lo immaginiamo!

bacca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Ciao a tutti,<br />
per prima cosa mi scuso per il fatto che non partecipo alla discussione sul mio blog (singolare, no?), ma sto letteralmente affondando nei risultati del primo trimestre. E i vostri contributi sono sempre particolarmente interessanti.</p>
<p>Io la vedo cosi&#8217;: in Italia ci sono due tipi di vini/viticoltura e via dicendo. Quelli che hanno sviluppato un marchio importante, e sui quali bisogna pensare seriamente prima di toccare qualcosa. Diciamo il Barolo, oppure il Brunello. Su questi bisogna chiedersi (e mi pare che sul Brunello qualche parola si sia spesa) se innovare la formula storica sia un gioco a somma maggiore di zero. Ossia, perdo in tradizione ma ho un vino piu&#8217; buono (o ne posso produrre molto di piu&#8217;): e&#8217; quello che il consumatore va cercando? Forse no, forse un Barolo con il 5% di Barbera, oppure un Barolo prodotto in un&#8217;area piu&#8217; ampia perderebbe &#8220;appeal&#8221;. Per il Brunello vale lo stesso discorso, anche se il mio pensiero e&#8217; che in questo caso la denominazione ha un valore di tradizione inferiore (cioe&#8217; e&#8217; un prodotto che si e&#8217; imposto piu&#8217; di recente).</p>
<p>Esiste poi il rimanente 90% (forse 95%) della vigna italiana. Oltre 300 DOC se non mi sbaglio. Qui bisogna veramente domandarsi che cosa fare. L&#8217;altro giorno bevevo una bottiglia di Coteau de la Tour, vino da tavola prodotto da Les Cretes in Valle d&#8217;Aosta che penso costi 15-20 euro in enoteca. Syrah prodotto in Valle d&#8217;Aosta. Risultato della sperimentazione? Penso di si. I miei commensali erano entusiasti, io stesso devo ammettere che e&#8217; un prodotto che colpisce. L&#8217;anno scorso ho assaggiato un Riesling coltivato in Piemonte, prodotto da un signore (Sergio Germano) che ha il pallino di questo vitigno: prodotto estremamente interessante. </p>
<p>In Piemonte c&#8217;e&#8217; una vigna IMMENSA coltivata a Barbera. Questo prodotto, al di la&#8217; di ristrette eccellenze, andra&#8217; un giorno riposizionato. Ci dovremo inventare qualche cosa. Quanto e&#8217; il valore della tradizione del Barbera? Quanto e&#8217; il rischio che corriamo? Il problema e&#8217; forse proprio la regolamentazione, che in alcuni casi diventa un facile scudo per difendersi: &#8220;se non vendo il prodotto e&#8217; perche&#8217; la DOC non e&#8217; adeguatamente sostenuta e perche&#8217; nella DOC ci sono produttori che svalutano il suo buon nome&#8221;.</p>
<p>C&#8217;e&#8217; un produttore che e&#8217; uscito addirittura dalle DOCG Barolo e Barbaresco: con alcuni prodotti: Angelo Gaja. Ha fatto bene? Male? Lo ha fatto di tasca propria, ha prodotto un vino forse discutibile nella sua magica perfezione, pero&#8217; la sua scommessa e&#8217; stata probabilmente vinta.</p>
<p>Raffaele ha ragione a dire che l&#8217;innovazione non e&#8217; il nostro forte. Pero&#8217; e&#8217; possibile che 700mila ettari di vigna si arroccano dietro una DOC/IGT. Scusate l&#8217;inglese, ma se andiamo avanti cosi&#8217; ci fanno un c..o che neanche ce lo immaginiamo!</p>
<p>bacca</p>
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		<title>By: Daniele Calabrese</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2009/04/indagine-sulla-consulenza-e-gli-investimenti-nel-mondo-del-vino-fonte-aawe.html/comment-page-1#comment-1453</link>
		<dc:creator>Daniele Calabrese</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 22 Apr 2009 16:28:17 +0000</pubDate>
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		<description>Buonasera a tutti,

questo articolo lo trovo davvero molto interessante e devo dire che in qualche modo tocca l&#039;azienda per la quale lavoro molto da vicino in quanto, grazie alla collaborazione con aziende australiane, si sono avvicendati winemaker stranieri per un lungo periodo in passato. 

Si parla di sperimentazione e qui ne abbiamo fatta davvero parecchia ma mi sorgono spontanee alcune domande:

- ha davvero senso sperimentare quando i disciplinari IGT, DOC o DOCG pongono limiti molto, forse troppo, restrittivi?
- ricerca in vigna costa tanti soldi e mi chiedo e vi chiedo: davvero quello che vuole un consumatore che compra Sicilia, Piemonte o Veneto è novità? oppure tradizione?

Mi capita spesso di vedere produttori &quot;new world&quot; che fanno cose che noi non ci possiamo nemmeno sognare. Parlo di blend di uve a bacca bianca con uve a bacca nera e devo purtroppo affermare che il risultato non è affatto male.
La ricerca e la sperimentazione deve avere uno sfogo naturale nell&#039;innovazione anche del profilo gustativo dei vini se no... che ricerchiamo a fare?

Saluti e complimenti per il sito.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Buonasera a tutti,</p>
<p>questo articolo lo trovo davvero molto interessante e devo dire che in qualche modo tocca l&#8217;azienda per la quale lavoro molto da vicino in quanto, grazie alla collaborazione con aziende australiane, si sono avvicendati winemaker stranieri per un lungo periodo in passato. </p>
<p>Si parla di sperimentazione e qui ne abbiamo fatta davvero parecchia ma mi sorgono spontanee alcune domande:</p>
<p>- ha davvero senso sperimentare quando i disciplinari IGT, DOC o DOCG pongono limiti molto, forse troppo, restrittivi?<br />
- ricerca in vigna costa tanti soldi e mi chiedo e vi chiedo: davvero quello che vuole un consumatore che compra Sicilia, Piemonte o Veneto è novità? oppure tradizione?</p>
<p>Mi capita spesso di vedere produttori &#8220;new world&#8221; che fanno cose che noi non ci possiamo nemmeno sognare. Parlo di blend di uve a bacca bianca con uve a bacca nera e devo purtroppo affermare che il risultato non è affatto male.<br />
La ricerca e la sperimentazione deve avere uno sfogo naturale nell&#8217;innovazione anche del profilo gustativo dei vini se no&#8230; che ricerchiamo a fare?</p>
<p>Saluti e complimenti per il sito.</p>
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		<title>By: Raffaele Pagano</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2009/04/indagine-sulla-consulenza-e-gli-investimenti-nel-mondo-del-vino-fonte-aawe.html/comment-page-1#comment-1437</link>
		<dc:creator>Raffaele Pagano</dc:creator>
		<pubDate>Wed, 08 Apr 2009 12:03:43 +0000</pubDate>
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		<description>Vi leggo sempre volentieri. Prima di tutto un ringraziamento a Marco Baccaglio. Vengo alla questione dell&#039;analisi. Abbiamo capito che l&#039;innovazione non è il nostro forte, o perlomeno l&#039;innovazione direi &quot;storica&quot; cioè quella che costruisce su una base di storicità del sistema Paese. Noi in Irpinia stiamo proprio pensando di fare quello. Innovare in un territorio che è mediamente immobilizzato. Sfruttare la storia come leva pura di marketing in una filiera di pensiero a vocazione internazionale. Mi sembra una strada percorribile.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Vi leggo sempre volentieri. Prima di tutto un ringraziamento a Marco Baccaglio. Vengo alla questione dell&#8217;analisi. Abbiamo capito che l&#8217;innovazione non è il nostro forte, o perlomeno l&#8217;innovazione direi &#8220;storica&#8221; cioè quella che costruisce su una base di storicità del sistema Paese. Noi in Irpinia stiamo proprio pensando di fare quello. Innovare in un territorio che è mediamente immobilizzato. Sfruttare la storia come leva pura di marketing in una filiera di pensiero a vocazione internazionale. Mi sembra una strada percorribile.</p>
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		<title>By: paolo</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2009/04/indagine-sulla-consulenza-e-gli-investimenti-nel-mondo-del-vino-fonte-aawe.html/comment-page-1#comment-1436</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 21:03:50 +0000</pubDate>
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		<description>Adesso non vorrei peccare di campanilismo, ma in Piemonte ci sono aziende con 5/6 generazioni alle spalle, in Cile no. Per avere un consulente esterno estero, presumibilmente un commerciale/marketing, che costa, ci vogliono grandi volumi e le aziende che se lo possono permettere sono sì e no una dozzina.</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Adesso non vorrei peccare di campanilismo, ma in Piemonte ci sono aziende con 5/6 generazioni alle spalle, in Cile no. Per avere un consulente esterno estero, presumibilmente un commerciale/marketing, che costa, ci vogliono grandi volumi e le aziende che se lo possono permettere sono sì e no una dozzina.</p>
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		<title>By: Marco Baccaglio</title>
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		<dc:creator>Marco Baccaglio</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 17:27:34 +0000</pubDate>
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		<description>A me ha molto impressionato che in Piemonte nessuna delle aziende abbia un consulente estero, che secondo me sarebbe utile per aprire gli orizzonti.
Poi, quello che mi ha stupito e&#039; il fatto che il Cile ha una penetrazione superiore alle altre due regioni su quasi tutti i capitoli di investimento. E, come si dice, chi investe raccogliera&#039;.
Sarebbe molto interessante che l&#039;argomento fosse ulteriormente approfondito... chissa&#039; che AAWE non ci riservi qualche sorpresa.

bacca</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>A me ha molto impressionato che in Piemonte nessuna delle aziende abbia un consulente estero, che secondo me sarebbe utile per aprire gli orizzonti.<br />
Poi, quello che mi ha stupito e&#8217; il fatto che il Cile ha una penetrazione superiore alle altre due regioni su quasi tutti i capitoli di investimento. E, come si dice, chi investe raccogliera&#8217;.<br />
Sarebbe molto interessante che l&#8217;argomento fosse ulteriormente approfondito&#8230; chissa&#8217; che AAWE non ci riservi qualche sorpresa.</p>
<p>bacca</p>
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		<title>By: paolo</title>
		<link>http://inumeridelvino.it/2009/04/indagine-sulla-consulenza-e-gli-investimenti-nel-mondo-del-vino-fonte-aawe.html/comment-page-1#comment-1434</link>
		<dc:creator>paolo</dc:creator>
		<pubDate>Tue, 07 Apr 2009 16:44:10 +0000</pubDate>
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		<description>Interessante questa ricerca!
Bisognerebbe estenderla anche ad altre regioni del vino tipo California, Bordeaux e Toscana oppure Oregon, Argentina e Veneto.
Comunque il risultato dell&#039;analisi va di pari passo con i risultati in bottiglia, alta scolarità- alta qualità e viceversa con l&#039;eccezione del Cile che, pur essendo un &quot;viticoltore giovane&quot;, si affida molto alle consulenze esterne qualificate ottenendo spesso alti risultati. Ci sarà un seguito?</description>
		<content:encoded><![CDATA[<p>Interessante questa ricerca!<br />
Bisognerebbe estenderla anche ad altre regioni del vino tipo California, Bordeaux e Toscana oppure Oregon, Argentina e Veneto.<br />
Comunque il risultato dell&#8217;analisi va di pari passo con i risultati in bottiglia, alta scolarità- alta qualità e viceversa con l&#8217;eccezione del Cile che, pur essendo un &#8220;viticoltore giovane&#8221;, si affida molto alle consulenze esterne qualificate ottenendo spesso alti risultati. Ci sarà un seguito?</p>
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