I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

Archivio della Categoria '01.3. Dati di mercato e di consumo'

19 August 2010

Costi e margini dell’industria del vino – primo semestre 2010


La previsione fatta a maggio commentando i dati del primo trimestre di ISMEA relativamente ai margini in calo si e’ dimostrata corretta: le materie prime hanno smesso di scendere, il costo dei mezzi di produzione continua leggermente a calare e i prezzi di vendita si stanno ancora, seppur marginalmente, deteriorando. Detto che i margini restano molto interessanti, e’ difficile che il 2010 si presenti migliore del 2009 da questo punto di vista. Intanto, il clima di fiducia del settore vinicolo e’ in continuo graduale miglioramento, con un indice di +5.7 rispetto allo 0 del primo trimestre: il primo valore positivo da Settembre 2008 a questa parte. La conclusione e’ la stessa di tre mesi fa: i grandi sistemi mondiali si stanno trascinando a riliento, i prezzi della materia prima vino sembrano essere poco mossi e cosi’ accade anche per le materie prime petrolifere (che non sono oggetto delle recenti turbolenze di alcune materie prime alimentari); il mondo del vino e’ in mano all’andamento della prima linea, cioe’ del fatturato. Se dal punto di vista delle esportazioni le cose vanno bene, invece il mercato domestico continua a destare preoccupazioni.



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7 August 2010

Vendite di vino al dettaglio Italia – primo semestre 2010


Da qualunque parte li si girino, questi dati sulle vendite al dettaglio di vino nel primo semestre 2010 appena rilasciati da ISMEA sono pessimi. Tutt’al piu’ si riesce a trovare qualche spunto un po’ meno negativo, ma di segni positivi ce ne sono ben pochi e molto isolati. E’ il problema del mercato (e dell’economia italiana): avremo sentito meno la crisi degli altri paesi ma ora, nel momento della ripresa, il mercato continua il suo declino. Cosi’, secondo ISMEA le vendite di vino al dettaglio sono calate del 7% nel primo semestre 2010. I dati cominciano ad essere piu’ interessanti, anche se la parte piu’ significativa viene nell’ultimo trimestre: il vino fermo scende del 6%, mentre i vini spumanti crollano letteralmente, con un -20%. E questi dati includono il primo round di vendite di questo prodotto: la Pasqua.



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1 August 2010

Il profilo del consumatore americano di vino – indagine spagnola


Siamo al secondo post sul lavoro della camera di commercio spagnola a New York. In questo secondo appuntamento vediamo qualche tendenza del mercato, per quanto alcune di queste statistiche erano gia’ note. Le conclusioni della presentazione, che prende dati da diversi istituti di ricerca sono le seguenti: (1) il mercato americano e’ particolarmente promettente perche’ combina una quota ancora relativamente bassa di consumatori di vino (meno del 20% della popolazione) con una dinamica di crescita e una dimensione molto rilevante; (2) il vino e’ la bevanda piu’ in crescita in USA se si guardano ai dati di medio termine (2000-2009); (3) i consumatori frequenti di vino stanno aumentando in modo significativo; (3) i consumatori occasionali di vino sono prevalentemente donne; (4) i “nuovi consumatori”, cioe’ i giovani sono portati a consumare piu’ vini importati rispetto ai vini americani e i bevitori giovani hanno dei consumi molto superiori a quelli dei bevitori occasionali. Questo gap e’ molto meno evidente nelle generazioni di bevitori precedenti: un bel segnale per il trend dei consumi a medio termine.



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26 July 2010

Il costo della distribuzione del vino in USA e il potere dei distributori


Fonte: camera di commercio spagnola a New York e Impact Databank
La camera di commercio spagnola ha fatto una eccellente presentazione che parla del mercato del vino americano, cui dedichiamo due post. Il primo e’ questo ed e’ concentrato su una interessante tabella che mostra come si parte da un vino venduto a 6$ la bottiglia dal produttore spagnolo al prezzo finale di $17.44 se il vino viene venduto in enoteca o addirittura di $29 se si beve al ristorante di New York. Mostreremo poi chi sono i grandi distributori di vino americani (che vi ricordo in USA sono “obbligatori”) e quali sono le loro quote di mercato.


Ma torniamo alla questione del prezzo del vino. Dunque, la tabella fornita dalla camera di commercio spagnola a New York, mette in luce in modo chiarissimo che e’ il sistema distributivo americano che determina in maniera preponderante il rincaro della bottiglia in America. La parte relativa al trasporto che potremmo immaginare essere significativa e’ invece invece irrisoria, meno di un dollaro a bottiglia sempre che spediamo il vino in lotti da 400 casse nella tratta intercontinentale. Allo stesso modo, la parte relativa alle tasse a ai dazi non e’ cosi’ significativa, si parla di 0.3 dollari per bottiglia per il vino da tavola e 1 dollaro a bottiglia per il vino spumante. Resta pero’ da vedere quali sono le tasse che invece di ricadere sulla bottiglia all’atto dell’importazione, ricadono sul distributore o venditore della bottiglia come tasse specifiche per l’attivita’ di vendita di vino.

E’ comunque chiaro che la parte del leone la fanno l’importatore, che ricarica il 30%, il distributore, che mette su un altro 30% e infine il dettagliante o il ristoratore, che, avendo poi alla fine il maggior rischio di non piazzare la bottiglia e trattando volumi piu’ bassi aumentano il prezzo del 50% e del 150% rispettivamente. Ne esce quindi un quadro dove la nostra bottiglia da 6 dollari finisce sullo scaffale dell’enoteca a 17 dollari (ma a 19 dollari se si tratta di un Cava), e in questo calcolo oltre 10 dollari sono incamerati dal sistema distributivo americano, cioe’ il 60% di quello che paga il consumatore finale. Questa quota sale addirittura a 22 dollari sul totale di 29 dollari per la bottiglia venduta al ristorante, cioe’ circa il 76% del totale.


Vediamo quindi chi sono questi distributori (che stanno in mezzo tra il dettagliante e il produttore americano, oppure l’importatore di prodotti esteri). Il leader storico e’ Southern Wine & Spirits: nel 2008 fatturava 8.3 miliardi di dollari detenendo il 19% di un mercato simato a 43 miliardi di dollari (qui credo siano inclusi non soltanto il vino ma anche altre bevande), fonte Impact Databank. La caratteristica interessante e’ la relativa invece al grado di concentrazione del mercato, che fa del mercato americano un mercato ricco: il 61% del mercato e’ in mano ai primi 10 distributori nel 2008, rispetto al 52% di 5 anni prima. Certamente i produttori di vino si trovano una controparte di tutto rispetto, quindi e’ giustificabile che il margine di distribuzione di questi operatori possa essere molto significativo…

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14 July 2010

Consumi di vino a valore delle famiglie in Italia – dati 2008 ISTAT


Siamo arrivati ai dati 2008 di ISTAT sui consume delle famiglie italiane (il commento sui dati al 2007 e’ qui), dal quale estraiamo esclusivamente i dati relativi al consumo di vino. Siccome e’ il terzo anno che mettiamo in fila, possiamo cominciare a derivare qualche tendenza. La spesa per i vino in Italia e’ stabile a circa 12.5 euro per unita’, ma si compone di due tendenze divergenti: un graduale calo della penetrazione dei consumi, che ora riguardano il 40% delle famiglie, e un graduale incremento della spesa per famiglia, che oggi raggiunge i 31 euro annui per famiglia “comprante”. Se tagliate i dati in tutti i modi possibili, ne risulta un quadro dove la crisi (per quanto stiamo parlando di dati relativi al 2008) si sta cominciando a far sentire: spendono meno le persone meno giovani e le famiglie con un numero di componenti in crescita. A spendere di piu’ in molte regioni italiane, sono soprattutto i single e le coppie senza figli.



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4 July 2010

Vendite al dettaglio di vini tranquilli – Francia 2009


Pubblichiamo oggi i dati sulle vendite al dettaglio di vini tranquilli (cioe’ esclusi spumanti) in Francia nel 2009, cosi’ come pubblicati da Viniflhor. Va fatta una precisazione: questi dati sono depurati dall’effetto demografico, cioe’ l’andamento dei volumi e’ fatto dalla somma di due fattori: quanti del totale popolazione hanno comprato e quanto hanno comprato. Quindi, la crescita della popolazione andrebbe teoricamente aggiunta alla percentuale. E in Francia si fanno piu’ figli che in Italia. Detto questo, quali sono le conclusioni: (1) le vendite calano di circa il 2% nel 2009, molto meglio del dato italiano che e’ stato vicino al -10%; (2) vanno male le vendite di vini rossi, sono stabili i bianchi e continuano a crescere i rosati, che ormai sono al 20% del totale dei volumi (veramente una marcia in piu’ rispetto all’Italia); (3) vanno male i vini VQPRD, cioe’ i DOP e i vini da tavola, mentre vanno molto bene i vini IGP e gli stranieri; (4) le principali tendenze demografiche mostrano che i vini DOP sono piu’ consumati nelle categorie di giovani e di persone istruite, e quindi che questo tipo di vini sono il futuro del settore.



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22 June 2010

Il vino di marca e gli appassionati – indagine Bocconi-Trovato


BocconiTrovat&Partners hanno condotto uno studio in occasione del Vinitaly intervistando 351 appassionati di vino (che bevono vino almeno 3 volte la settimana), per cercare di capire il concetto di marchio di questa categoria di consumatori e cercare di capire che cosa stimola o potrebbe cambiare/migliorare la loro esperienza di acquisto. Come vedrete dalle risposte gli appassionati sono una categoria speciale, dove le normali armi del marketing non funzionano; come amo considerare, sono anche una minoranza del mondo dei consumatori di vino: pensare che il consumatore medio si comporti come l’appassionato e’ errato. Di certo, da questa analisi emergono essenzialmente due aspetti: (1) che l’appassionato ha un concetto di marchio piu’ basato sull’esperienza, sul passaparola e sull’associazione consumatore-produttore; (2) che l’appassionato trova la distribuzione impreparata a soddisfare la sua aspettativa di compratore. Lo si vede chiaramente dai desideri che per la maggior parte vanno insoddisfatti (il poter assaggiare il vino prima dell’acquisto oppure il disporre di una scheda accurata) e dal fatto che l’acquisto diretto (il 32%) assume una dimensione mostruosa rispetto a quelle che sono le penetrazioni normali di questo canale distributivo.



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10 June 2010

Valore della produzione vitivinicola e di vino – aggiornamento ISTAT 2009


ISTAT ha pubblicato i dati sul valore della produzione agricola ai prezzi di origine, da cui noi estrapoliamo un po’ di dati interessanti sul mondo del vino. I dati sono aggiornati al 2009 e che il 2009 non fosse andato bene lo sapevamo. A dire la verita’, pero’, il vino se l’e’ cavata meno male del resto, con un calo in termini reali del 6.5% contro un -11.8% dell’industria vitivinicola nel suo complesso e del 12.2% del totale del settore agricolo. Se invece allarghiamo il campo agli ultimi 9-10 anni, non notiamo significative differenze: il settore vino e’ sceso dell’1% circa contro il -2-2.5% del settore agricolo. Il peso del settore vitivinicolo sul totale dell’agricoltura italiana ha raggiunto il 12.7%. Come vedete dal grafico allegato, il peso della viticoltura del nord Italia e’ cresciuto in relazione a quello agricolo della stessa macro regione, mentre sia per il centro italia (linea rossa) che per il sud (linea verde) la tendenza e’ alla calo. I numeri dicono che nel nord Italia la viticoltura e’ il 13.4% del totale, stesso vale per il centro, mentre al sud e’ scesa all’11.6%..



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8 June 2010

Indagine sulla scelta dei vini in casa e fuori casa – Acqua Market Research 2010


Il Vinitaly e’ una sorgente significativa di nuovi dati e soprattutto indagini. In particolare, oggi ci occopiamo del sondaggio di Acqua Market Research, condotto su 1000 individui, cui sono state fatte diverse domande sui criteri di scelta dei vini sia nei consumi domestici che fuori casa. Avendo poi appurato che i consumi sono in calo, ha anche chiesto quali sono le ragioni di questo calo. Dunque la ricerca raggiunge queste conclusioni (che non sono “conclusive”, perche’ vedremo che un altro sondaggio arriva ad altre evidenze, ma tant’e’…): (1) i tre principali fattori che influenzano la scelta di un vino sono il marchio, l’origine del vino e la denominazione di origine; (2) quando si considera il consumo fuori casa, i fattori che assumono maggiore rilevanza rispetto al consumo domestico sono il marchio, la notorieta’ del vino e la DOC, mentre e’ abbastanza curioso notare come il suggerimento del venditore e’ piu’ seguito per le scelte domestiche che per quelle fuori casa (messaggio chiaro per i sommelier dei ristoranti). Alla seconda domanda, relativa al calo dei consumi, i motivi di salute e di dieta sono largamente preponderanti, seguiti dai problemi relativi alla legislazione relativa alla guida in stato di ebbrezza. Di nuovo, quando si passa dal consumo casalingo a quello fuori casa, assumono maggiore rilevanza le questioni relative alla legge anti-alcol, al prezzo dei vini e alla dieta. Da cio’ derivano un po’ di messaggi per chi si occupa di vino, su quali potrebbero essere le ragioni dei cali del consumo.



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31 May 2010

Indagine sui consumi di vino fuori casa – Partesa per Vinitaly


A sopperire all’incredibile scarsita’ di dati sul mercato del vino italiano sulla parte “consumo fuori casa” e’ venuta incontro Partesa, uno dei principali distributori italiani di bevande. Che cosa ha fatto Partesa per Vinitaly? Ha semplicemente aperto il suo fatturato per far vedere come si sono comportati diverse categorie di bevande nel corso degli ultimi anni; nel segmento vino, e’ poi andata in profondita’ sulle diverse categorie. Siccome si tratta dei valori di Partesa, e’ inutile che si pubblichino i milioni di euro, sono dati senza senso. E’ anche senza senso pensare a pesare le categorie, dato che Partesa e’ chiaramente sovrappesato sulla birra. Quindi, il lavoro che ho fatto qui e’ quello di prendere i dati, ribasarli e far vedere le tendenze piuttosto che i valori assoluti, che potrebbero anche ingannare qualcuno. Quali conclusioni: (1) la bevanda vino, seppur in calo, si e’ comportata meglio delle altre bevande in questi ultimi anni, insieme alla birra, con un -6% nel 2009 a valore. In forte calo invece sono stati secondo Partesa i liquori e gli aperitivi (punto sul quale ho diversi dubbi). (2) Nell’ambito del vino, la categoria migliore e’ stata quella degli spumanti, in costante crescita fuori casa anche nel 2009 (+3%), con i vini bianchi stabili e i vini rossi in calo piuttosto deciso (-11%), insieme a Champagne (-19%) e altre categorie (che sembrano pero’ marginali per Partesa). (3) i vini di qualita’ continuano a crescere (+3% 2009) a discapito dei vini da tavola (-11%). (4) su questo punto pero’ c’e’ una puntualizzazione da fare: il calo dei vini da tavola e’ essenzialmente un calo costante di volumi a cui si associa un leggero impatto positivo del prezzo-mix. Nel caso dei vini di qualita’ i volumi giocano in positivo, mentre il prezzo-mix nel 2009 e’ stato in calo (-3%).



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