I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

Archivio della Categoria '02.1 Costo di produzione del vino'

19 August 2010

Costi e margini dell’industria del vino – primo semestre 2010


La previsione fatta a maggio commentando i dati del primo trimestre di ISMEA relativamente ai margini in calo si e’ dimostrata corretta: le materie prime hanno smesso di scendere, il costo dei mezzi di produzione continua leggermente a calare e i prezzi di vendita si stanno ancora, seppur marginalmente, deteriorando. Detto che i margini restano molto interessanti, e’ difficile che il 2010 si presenti migliore del 2009 da questo punto di vista. Intanto, il clima di fiducia del settore vinicolo e’ in continuo graduale miglioramento, con un indice di +5.7 rispetto allo 0 del primo trimestre: il primo valore positivo da Settembre 2008 a questa parte. La conclusione e’ la stessa di tre mesi fa: i grandi sistemi mondiali si stanno trascinando a riliento, i prezzi della materia prima vino sembrano essere poco mossi e cosi’ accade anche per le materie prime petrolifere (che non sono oggetto delle recenti turbolenze di alcune materie prime alimentari); il mondo del vino e’ in mano all’andamento della prima linea, cioe’ del fatturato. Se dal punto di vista delle esportazioni le cose vanno bene, invece il mercato domestico continua a destare preoccupazioni.



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15 May 2010

Costi e margini dell’industria del vino – primo trimestre 2010


Gli indicatori dell’attivita’ del settore vino appena pubblicati da ISMEA portano alcune buone e alcune cattive notizie, unite a un umore in netto miglioramento: ora coloro che dicono che le cose miglioreranno sono in egual numero degli scettici. Tra le novita’ positive c’e’ senza dubbio quella dei margini. Anche nel Q1-2010 i margini sono rimasti molto elevati, come combinazione di una stabilita’ dei prezzi delle materie prime rispetto al trimestre precedente (e comunque in calo del 5.5% rispetto allo scorso anno) e a una leggerissima ripresa del costo dei mezzi produttivi (leggi ripresa del prezzo del petrolio).


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13 January 2010

I costi di impianto e di produzione della vigna – studio Un. California 2009


COSTI AZIENDA VINICOLA 1

Il testo completo dello studio e’ reperibile sul sito della UCDavis a questo link.

Il post di oggi va in una categoria molto seguita dai lettori del blog, che e’ quella dei costi di produzione del vino. Su questo argomento ho la sensazione che la suddetta universita’ americana sia una specie di oracolo in materia. Troverete sul sito una ampiezza di studi sia per localizzazione dell’azienda agricola potenziale che per periodo (il primo studio risale al 1938!!!, foglio scritto a macchina tradotto in PDF). Inoltre affrontano l’argomento costo di produzione sia considerando quanto costa mettere in piedi l’azienda (in questo caso di 35 acri, di cui 30 di vigneto ripiantato) quanto costa produrre uva dopo 3 anni, come cambia il costo in base alla resa produttiva e quanto puo’ essere il ritorno economico di tutta l’operazione. Cosa si conclude? Beh, di novita’ non ce ne sono. Lo studio ci dice quanto segue: (1) che i costi di mettere in piedi un’azienda vinicola, piantare il terreno e via dicendo sono molto rilevanti, circa ; (2) che il ritorno sull’investimento si vede dopo piu’ di 3 anni, quando la vigna comincia a produrre; (3) che il ritorno non e’ comunque molto elevato, perche’ il costo della terra impatta in modo molto significativo.


COSTI AZIENDA VINICOLA 2
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22 November 2009

La sovrapproduzione di vino in Australia: situazione, strategia e scenari

Nota: i grafici di questo post sono presi direttamente dallo studio e sono costruiti su dati di Australian Wine and Brandy Corporatoin (AWBC). Il testo del comunicato stampa e del materiale a supporto sono qui (1 e 2)


PROBLEMA AUSTRALIA VINO 1

Le associazioni che rappresentano il settore viticolo in Australia hanno appena emesso un documento tanto interessante quanto preccupante, che si occupa del grave problema della sovrapproduzione di vino in Australia. I nostri amici australiani hanno fatto un paio di calcoli e hanno stabilito che: (1) in Australia ci sono 100 milioni di casse di vino in eccesso che diventeranno 200 milioni in 3 anni; (2) non ci sono siccita’ o calamita’ naturali che tengono (o meglio, possono “aiutare” ma non per oltre il 10% della sovrapproduzione, quindi poco e niente); (3) anche ipotizzando degli obiettivi di vendita ambiziosi non si riuscirebbe a elimininare che il 25% del surplus; (4) una porzione molto significativa dell’industria viticola australiana oggi non sta economicamente in piedi (e i tentativi di vendere l’attivita’ da parte di Foster’s piuttosto che la ristrutturazione di Constellation Brands non fanno che dimostrarlo); (5) infine, che il problema va affrontato sia lato domanda (rinvigorire i consumi domestici, che come vedete dal grafico allegato sono in calo da ormai due anni, da 4.4m/hl a 4.26m/hl mentre invece i consumi di vini esteri stanno esplodendo e superano 0.6m/hl) che lato offerta (tagliare la produzione di uva di media qualita’). I problemi sono poi amplificati da una serie di storture del mercato, quali i contratti di fornitura con prezzi fissi a lungo termine, la domanda di vino sfuso per la produzione delle private labels, il fatto che le cantine sono gia’ state fatte (“sunk cost”) e non sono riciclabili per fare altre cose, quindi tanto vale produrre vino anche se non si guadagna e (cosa gia’ vista in Oregon) la presenza di produttori che “tanto non importa se non si guadagna” avendo altre attivita’ e profitti.


PROBLEMA AUSTRALIA VINO 2
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5 June 2009

Effetto scala nelle aziende vinicole della Nuova Zelanda – dati 2007

[English at the bottom of the article]
La Nuova Zelanda e’ come sapete un produttore di vino in forte crescita. Non solo. E’ anche molto organizzato: i produttori si associano e commissionano studi (che poi sono resi disponibili per il pubblico) come quello che commentiamo oggi: Deloitte ha sommato, scomposto, ricomposto i bilanci e i principali indicatori produttivi delle aziende locali, ricavandone uno studio interessantissimo, che consente di andare a fondo nella struttura dei costi e nel posizionamento di mercato delle diverse aziende, suddivise in base alla dimensione. Ma lo studio non si ferma qui: quali sono le priorita’ e le preoccupazioni dei produttori locali? Lo sapevate che i piccoli produttori sono principalmente preoccupati dell’andamento dei cambi e dei costi finanziari e burocratici, mentre le grandi aziende vedono come principale minaccia la scarsa o eccessiva disponibilita’ di materie prime e di personale specializzato? Beh, questo studio risponde a tutte queste domande.


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11 December 2008

I risultati del sondaggio – i consumi del vino, seconda parte

E veniamo ora all’analisi delle risposte alla seconda parte del sondaggio. Si tratta, ricorderete, di analizzare il percepito dei lettori rispetto al valore economico del vino, e di verificare se l’attuale situazione finanziaria – o per meglio dire economica – possa modificare le abitudini dei consumatori.

Le risposte alla prima domanda dicono che è nettamente il commerciante o il gestore dell’enoteca, in altre parole è il dettagliante, col suo ricarico, ad incidere maggiormente sul costo finale: circa il 27% del prezzo che paga il consumatore è da attribuirsi a questo anello della filiera.
Al secondo posto, ma nettamente meno consistente, la quota dei costi di produzione dell’uva per i lettori: circa il 16%.
Sul gradino più basso del podio, con poco più del 13%, i costi di comunicazione e di marketing mentre le altre voci si sono suddivise la rimanente quota quasi equamente.

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10 November 2008

I consumi del vino – Le opinioni del vino

Quali effetti avrà l’importante crisi finanziaria sui consumi del vino? Come modificherà le abitudini all’acquisto questa situazione economica che sta mettendo in discussione le regole del mondo finanziario? Le opinioni del vino prova a sondare il terreno con i lettori del blog tramite un nuovo semplice sondaggio: cercheremo di quantificare il valore del vino rispetto all’attuale abitudine di spesa e come il consumatore/lettore prevede di comportarsi nell’immediato futuro in relazione agli acquisti.
Inoltre ci è sembrato interessante tentare di scomporre il percepito comune rispetto al costo stesso del vino e quali sono i canali principali della commercializzazione utilizzati.

Il 9 Dicembre pubblicheremo i risultati del sondaggio.

Grazie e ciao.

Link: il sondaggio

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28 October 2008

Gli indicatori di prezzo e costo della produzione di vino in Italia – aggiornamento giugno 2008

Fonte: ISMEA
Da un paio di trimestri ISMEA ha cominciato a pubblicare un documento piuttosto complete sulla congiuntura nel mondo del vino. In quel documento oltre a venir riassunti i principali dati del mondo agricolo, viene anche analizzato l’andamento dei costi e dei margini della filiera del vino in Italia. Ed e’ proprio di questo argomento di cui discutiamo oggi. Non con dei dati assoluti, ma con degli indicatori “indice” dove tutte le misure sono state parametrate al 2000, con un valore 100. Se dunque leggete 120, non significa nulla in se, ma significa rispetto al 100 del 2000 e al 110 del trimestre precedente, ad esempio. Partiamo con la conclusione, al solito: i margini della filiera del vino in Italia sono scesi in modo significativo nel corso del 2007 e hanno toccato un livello di minimo nel primo trimestre 2008. Come mai? A leggere questi numeri la causa e’ la totale mancanza di “pricing power”, cioe’ l’impossibilita’ di far passare sul mercato aumenti dei prezzi per recuperare il forte incremento del costo delle materie prime. Recupero nel secondo trimestre? Ma certo, il prezzo delle uve ha cominciato a calare. Ecco allora il primo grafico: il margine delle aziende vinicole che era migliorato del 40% dal 2000 al 2006, e’ ricrollato al livello del 2000 nel giro di 12 mesi.


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8 October 2008

Il prezzo sorgente del vino – studio Morgan Stanley 1999

Grazie a Francesco, il quale sta lavorando a un rapporto sul mondo del vino per il suo MBA, posso pubblicare qualche dato selezionato da uno studio di Harvard, che a sua volta sfrutta una ricerca del 1999 di Morgan Stanley. In questo studio c’e’ una tabella nella quale viene sostanzialmente evidenziato il cosiddetto prezzo sorgente, con riferimento a una bottiglia che vende al dettaglio a $12, prodotta in USA da Beringer (il famoso marchio di proprieta’, per ora, di Foster’s). Dunque, vi anticipo la conclusione: il prezzo sorgente di questa bottiglia campione e’ $6 cioe’ la meta’ del suo prezzo finale (che immagino non includa la tassazione indiretta tipo l’IVA). Il guadagno del produttore su questa bottiglia e’ di $0.47 (mezzo dollaro). Vediamo quindi come si arriva a questi numeri…


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22 September 2008

La struttura dei costi delle aziende vinicole francesi per segmento – Viniflhor 2007

Fonte: Viniflhor
Dopo aver parlato dei margini, ci concentriamo sulla struttura di costo delle categorie di aziende considerate. Le conclusioni sono quelle dei post precedenti sull’argomento: c’e’ una forte discrepanza tra il possibile costo per bottiglia di vino a seconda del prodotto che si fa. In questo studio il costo al litro di chi imbottiglia puo’ essere tra EUR1.6 e EUR5.8. Chi vende sfuso ha costi tra 0.7 e 1.2EUR il litro. Chi contribuisce alle cooperative tra 0.6 e 0.9EUR al litro. Da cosa dipendono questi costi cosi’ divergenti? Lo studio ci dice da tutti i fattori produttivi. I costi di acquisto salgono in % al totale muovendo verso l’alto di gamma, cosi’ sale molto il costo del personale esterno rispetto a quello familiare. Cominciamo comunque con una torta che ci dice che in questo studio il 37% del costo del vino e’ personale, il 20% e’ ammortamento delle strutture, il 26% circa sono costi generali e l’ultimo 20% sono acquisti.


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After reviewing margins, we look at the cost structure of the firms in Viniflhor study. The conclusions are the same of the previous post: there is a wide gap in the cost per bottle depending on what product you are doing. The cost per litre of wine can range between EUR1.6 and EUR5.8 for firms selling bottled wine. Firms contributing to cooperatives have a cost of EUR0.6-0.9 per liter, while companies selling bulk wines between EUR0.7 and EUR1.2 per litre. Which are the elements affecting these so different costs? The study does not really identify a single item: external costs are moving up moving to bottled and high quality wine. The first pie shows you a broad breakdown of costs: 37% are personnel costs, 20% is structural expenses, 26% are G&A and 20% are external purchases.
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