I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

17 February 2010

Spiragli di luce. Di Angelo Gaja

Mentre il 2009 e’ stato l’anno nero per l’export del Made in Italy, meno 20% (fonte ISTAT), per il vino italiano ha invece raggiunto il massimo di sempre con una crescita in volume che non si discosta molto dal 10% pur con una perdita in valore del 6%. Un successo?
Assolutamente sì, anche se non si esulta perchè raggiunto con duri sacrifici compiuti dalle cantine che hanno abbassato i prezzi di vendita a costo di azzerare i profitti e dai produttori che, non volendo abbassare i prezzi delle bottiglie, hanno invece accettato di vendere sfuso agli imbottigliatori il vino eccedente a prezzi di liquidazione. Per non dire dei prezzi delle uve della vendemmia 2009 che avevano patito forti ribassi.
Il sistema del vino italiano però ha tenuto bene mettendo in luce i suoi valori di comparto sano, articolato e legato da forte complementarietà. Non ha licenziato, non ha fatto ricorso alla cassa integrazione, non si è lasciato distrarre dalle usuali diatribe degli antagonisti di casa nostra: varietà autoctone/internazionali, territorio/non si sa dove, barriques nuove/botti vecchie, gusto omologato/tipico. Il 2009 non e’ stato di certo una passeggiata, gli imprenditori del vino italiano hanno lavorato duro raddoppiando il loro impegno, stringendo la cinghia, ottenendo cosi’ un risultato che nessuno dei nostri concorrenti europei e’ riuscito ad avvicinare, Francia per prima.

Le prospettive dell’export del vino italiano per il 2010 sono rosee.

L’indebolimento dell’euro dà fiato alle esportazioni nei paesi extra-europei. L’obiettivo di esportare nell’anno corrente almeno 2,5 milioni di ettolitri in più del 2009 è alla portata dell’Italia.
Le scorte di vino sono destinate a calare anche perchè la produzione delle annate 2008 e 2009 era stata scarsa.
Il sostegno previsto dalla Comunità Europea, inteso ad indennizzare la pratica del diradamento (abbattimento dell’uva in eccedenza prima dell’invaiatura, al fine di ridurre/contenere il raccolto), se saggiamente guidato dalle cantine cooperative del Sud e del Centro e fatto eseguire correttamente dai soci viticoltori, contribuirebbe a mantenere bassa la produzione nazionale consentendo così di recuperare equilibrio tra offerta e domanda. Si arriverebbe così alla vendemmia 2010 con la prospettiva di una remunerazione ai conferenti/venditori di uva che pareggi almeno il costo di produzione.
L’export, che fa un gran bene all’economia del paese, deve diventare una ossessione per i produttori di vino che intendono mantenere sane e competitive le proprie aziende.

Angelo Gaja
16 febbraio 2010

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16 February 2010

Importazioni e mercato del vino in Corea – aggiornamento 2008


Fonte: Calwine
Oggi ci concentriamo sul mercato del vino in Corea, che e’ stato in forte crescita fino al 2008. Nel 2009 le importazioni di vino stanno invece scendendo del 40% a valore e del 25% a volume. In questo quadro, le esportazioni francesi, guidate da Champagne e vini di alta qualita’ stanno scendendo del 53%, mentre le esportazioni italiane calano del 33%, quindi meno della media del mercato. Meno peggio di noi fanno gli americani con -31% e i cileni con -26%. La causa di questo crollo e’ la scelta dei consumatori di orientarsi su vini di minor valore, e qui si spiega come mai i cileni sono andati meno peggio e i francesi hanno dimezzato il loro export. Lo studio pero’ introduce una nota di speranza: la crisi sembra essere al termine in Corea e gli indici di confidenza dei consumatori sono in ripresa. Questo mercato, che come vedete dal primo grafico e’ cresciuto in modo esponenziale fino al 2008, puo’ riprendere la sua corsa.



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14 February 2010

Struttura ed evoluzione delle DOC-DOCG italiane – elaborazione dati Federdoc


doc studio 2007 1

Questo e’ il primo di un paio di post sulle DOC Italiane sfruttando i dati Federdoc che ho messo recentemente insieme. Mi sono semplicemente messo a fare un po’ di elaborazioni statistiche per capire quanto valgono le diverse fasce dimensionali, se la dimensione media delle DOC sta cambiando e come si stanno muovendo le rese per ettaro. Beh, i risultati sono piuttosto interessanti e la base di dati si presterebbe a ben piu’ approfondite elaborazioni, avendo il tempo di farle: se ci sono volontari a gentile richiesta il file XLS e’ a vostra disposizione. Tornando a noi e alle conclusioni che si possono trarre sui dati tra il 2005 e il 2007, le suddividerei nei 5 punti che seguono.

(1) la struttura delle DOC Italiane e’ schiacciatissima, con le prime 32 denominazioni che producono i 68% del vino e le altre (oltre 300) che si dividono il rimanente 32%. Anzi, a voler essere piu’ spinti, le prime 140 denominazioni rappresentano il 96% del prodotto DOC. In Italia abbiamo circa 75-80 denominazioni dove si producono meno di 1000 ettolitri ciascuna, per un totale di circa 33-34mila ettolitri nel 2007.


doc studio 2007 2
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12 February 2010

Importazioni e mercato del vino in Cina – aggiornamento 2008

Fonte: Calwine


Oggi pubblichiamo qualche numero sul mercato cinese del vino, come riportato dall’USDA Foreign Agricultural Service. Il mercato ha un valore al dettaglio di USD7.1 miliardi, di cui 51% on-trade (ristorazione) e 49% off-trade (vendite al dettaglio). In questo 49%, circa l’86% deriva da bottiglie da meno di 7$. Nel 2008 in Cina si sono prodotti 6.4m di tonnellate di uva su 453mila ettari. Circa il 10% di questa produzione e’ destinata al vino (80% e’ consumato come uva fresca), quindi con una produzione di circa 6.65m/hl nel 2007, il 34% in piu’ dello scorso anno. Ci sono 500 produttori di vino, di cui 4 controllano il 27% del mercato locale: COFCO, Changyu, Weilong, and Dynasty. Le importazioni di vino in Cina hanno avuto un valore di 381 milioni di dollari.



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10 February 2010

Esportazioni di vino australiano – aggiornamento 2008


La questione australiana e’ stata toccata poche settimane fa e si riverbera nei numeri e nei commenti relativi alle esportazioni di vino a fine 2009. Diciamo subito che l’Australia ha smesso di emettere un report mensile completo di numeri per passare a un piu’ discorsivo documento trimestrale: siccome in questo documento di numeri ce ne sono pochi, non siamo in grado di alimentare la vecchia e molto utile serie di dati; quando i numeri cominciano a fare veramente male, meglio passare alle parole e a non scriverli proprio tutti… Che cosa e’ successo all’export australiano? Nel 2009 le esportazioni sono calate dell’8% in valore e cresciute del 10% in volume, con un conseguente calo del 16% del prezzo medio, sceso per la prima volta nella storia sotto i 3 dollari australiani al litro. Colpa del forte aumento delle vendite di vino sfuso, ma anche della crescente tendenza a imbottigliare nel mercato di destinazione invece che in quello di origine… Che cosa vedono nel futuro? La grande opportunita’ della Cina, che rappresenta ancora poco delle esportazioni (6%), ma che sta crescendo a un ritmo tumultuoso (+77% nel 2009).



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8 February 2010

I consumi di vino nel mondo – dati globali OIV 2006


Dopo aver affrontato la questione dei consumi pro-capite, ci dedichiamo oggi ai consumi totali di vino nel mondo, suddivisi per mercato, forniti da OIV e aggiornati in modo completo al 2006. Nel vino si bevono circa 242 milioni di ettolitri di vino, che OIV censisce in circa 78 mercati di cui fornisce dati specifici. Che cosa sta succedendo? Credo che gli aspetti da sottolineare siano due. (1) la crescita dei consumi sembra essersi fermata a guardare i numeri in prospettiva. I consumi nei paesi del nuovo mondo (praticamente tutto il mondo salvo la vecchia Europa) sembrano crescere piu’ lentamente e la loro crescita non sembra essere piu’ in grado di compensare il calo nei paesi europei. (2) Ci sono 2 mercati che nei prossimi anni possono fare la differenza, come contributo alla crescita del mercato: gli USA, che gia’ stanno crescendo e che secondo le stime del 2008 hanno gia’ superato l’Italia, diventando il secondo mercato mondiale dopo la Francia; (2) la Cina, che oggi si stima a 13 milioni di ettolitri potrebbe essere il prossimo grande mercato. Se le tendenze continuano dopo il 2006, avrebbe gia’ superato la Spagna, diventando quindi il quinto mercato mondiale.



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6 February 2010

I consumi di vino pro-capite nel mondo – aggiornamento 2006 OIV


OIV PRO CAPITE 2006 0

Fonte: OIV
Dopo lungo tempo, OIV ha deciso di aggiornare il suo report globale sul mondo del vino. Ne traiamo oggi il post classico sui consumi di vino pro-capite nel mondo, che arriva al 2006. Passando subito all’azione vi mostro un quadro del 2006, dove risulta che i consumi francesi sono i piu’ elevati del mondo (forse escluso il Lussemburgo che non abbiamo incluso), ma soprattutto sono da guardare con attenzione gli altri grafici, che mostrano invece l’evoluzione dei consumi nel tempo nei principali mercati del vino. Proprio su questo punto attirerei l’attenzione. I tre mercati importanti per l’Italia (a parte l’Italia…) sono USA, Germania e Regno Unito. Anche questi dati mostrano che sono mercati sani: in USA i consumi stanno piano piano crescendo, e sono nel 2006 arrivati a 8.6 litri pro-capite. Il vicino Canada sta a 12 litri (e continua a crescere). Vero e’ che in Canada c’e’ una regione “francese” (Quebec), ma se dovessi rispondere a una domanda sull’evoluzione dei consumi di vino in USA rispondere che seguiranno con qualche anno di distanza il Canada. Se vogliamo andare nel particolare, il Canada stava sui livelli americani del 2006 esattamente 8 anni prima, tra il 1998 e il 1999.


OIV PRO CAPITE 2006 1
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4 February 2010

Basilicata, Molise e Valle d’Aosta – produzione vini DOC/DOCG – aggiornamento Federdoc 2007


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Con questo post concludiamo la pubblicazione dei numeri Federdoc 2005-2007 e, nei prossimi giorni, pubblicheremo una tabellona generale con le produzioni DOC italiane. Ma per ora ci concentriamo sulle 3 regioni ancora rimaste fuori dal nostro radar: Basilicata, Molise e Valle d’Aosta. Sono 3 regioni dominate da una sola DOC ciascuna. In verita’ in Valle d’Aosta esiste una sola piccola DOC omonima, in Basilicata domina l’Aglianico del Vulture mentre in Molise domina la DOC omonima. Ci sono 3 diverse tendenze: in Valle d’Aosta un costante e leggero incremento della produzione, in Basilicata un balzo molto significativo nel 2007 rispetto agli anni precedenti e in Molise una tendenza al calo.


aostabasmol federdoc 2007 2
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2 February 2010

Giovanni Bosca Tosti – risultati e analisi di bilancio 2008


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Siamo alla terza azienda che commercia vini spumanti che analizziamo, questa volta con origine piemontese. Si tratta di Giovanni Bosca Tosti, 20 milioni di fatturato soprattutto nei confronti della grande distribuzione. I risultati 2008 di Tosti sono in calo dal punto di vista degli utili e in crescita per quanto riguarda le vendite. Cosa sta succedendo? Come per altre aziende del settore il 2008 e’ stato un anno difficile dal punto di vista del costo delle materie prime e dal punto di vista competitivo, soprattutto nei confronti della grande distribuzione. E’ una considerazione che si trova in molte relazioni, compresa quella di Tosti. Tosti fa parte di quella categoria dimensionale che avrebbe bisogno di consolidarsi. Se 2-3 aziende come tosti si mettessero insieme potrebbero contare su un fatturato superiore a 50 milioni, su una dimensione internazionale (dato che la maggior parte del fatturato viene esportato) e su una generazione di cassa tale da sostenere gli investimenti. Nel caso di Tosti ci troviamo di fronte a un margine operativo lordo di meno di 1 milione di euro, di un debito superiore a 15 milioni (con un patrimonio netto di soltanto 2 milioni). In questa situazione, e’ chiaro che la flessibilita’ dell’azienda e’ molto limitata!


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Passiamo ai numeri 2008. Il fatturato e’ salito del 5% a 20.4 milioni, di cui il 44% in Italia, il 22% ciascuno in USA e Regno Unito. Proprio in USA Tosti ha cambiato nel 2008 il distributore, subendo un impatto negativo sulle vendite (rallentamento delle consegne in fine mandato al distributore precedente, difficolta’ iniziali del nuovo distributore).

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La struttura dei costi e’ molto pesante. Tenuto conto che Tosti non ha in bilancio grandi investimenti in terreni (e quindi deduciamo che operi quasi solamente attraverso l’acquisto di uve), il costo delle materie prime rappresenta il 56% delle vendite (contro il 51% del 2007). La seconda voce di costo sono le promozioni: a 3.8m rappresentano oltre il 15% del fatturato, un livello molto rilevante, anche rispetto ad altri costi come il personale (il 7% delle vendite e in calo dall’8% del 2007). Cio’ che mi incuriosisce in un’azienda come questa e’ che il costo del consiglio di amministrazione sia pari a 449mila euro. Ecco, questo genere di costi sono molto ben scalabili (cioe’ con un fatturato doppio sarebbero gli stessi), e in un’azienda come questa rappresentano lo stesso livello della generazione di cassa…

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Nel 2008 il margine operativo lordo e’ sceso da 1.3m a 0.5m, l’utile operativo e passato in negativo a -0.6m, la perdita netta e’ stata di 0.7m.

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Dal punto di vista patrimoniale l’azienda e’ piuttosto indebitata. Il debito e’ salito da 10m a 13m, contro un patrimonio netto in discesa da 3 a 2 milioni. Oltretutto il debito e’ largamente superiore al capitale circolante e quindi finanzia una buona parte dell’investimento fisso dell’azienda. Nel corso del 2008 Tosti ha gestito molto bene il suo capitale circolante, mantenendo sia il magazzino che i crediti verso clienti sotto controllo, mentre e’ stata colpita da un sostanziale calo dei debiti verso fornitori.

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31 January 2010

Contarini – analisi di bilancio e risultati 2008


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Continuiamo il breve viaggio nel mondo delle aziende legate al Prosecco con il bilancio di Contarini relative al 2008. In realta’ Contarini ha proprio ora cambiato nome (si chiamava Ca’ Vendramin) e si e’ trasformata in Societa’ per azioni. Ha una dimensione media (sopra 30 milioni di vendite) e margini piuttosto limitati. Nel corso del 2008 ha vissuto un anno difficile a causa del calo dei margini sulla vendita di Prosecco IGT, soprattutto sul mercato tedesco; situazione questa che gli amministratori si sono impegnati a risolvere con una serie di azioni sulla rete commerciale, sul taglio dei costi commerciali e, soprattutto riversando soltanto in parte nei prezzi di vendita la riduzione dei costi delle materie prime del Prosecco (di fatto riprendendosi parte di quello che e’ stato perso nell’anno precedente). La rivalutazione dell’impianto industriale di Vazzola per poco meno di 5 milioni ha consentito di riportare il patrimonio netto su un livello piu’ comparabile al debito, che appare comunque piuttosto elevato a EUR18 milioni (largamente dovuto alla copertura del capitale circolante).


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