I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

9 September 2010

Qualcuno corteggia la division vino di Foster’s…

Interrompo oggi la programmazione del blog per inserire questo commento, che ha pochi numeri, ma che mi sembra importante per coloro che sono interessati alla saga di Foster’s. La notizia e’ la seguente: un fondo di private equity e’ andato da Foster’s e ha offerto una cifra tra 2.3 e 2.7 miliardi di dollari australiani (in contanti) per comperare le attivita’ della divisione vino, che si chiama Treasury Wine Estates; il consiglio di amministrazione ha rifiutato l’offerta, rispondendo che e’ troppo bassa.

Facciamo un passo indietro per chi non ricorda o non ha seguito la storia. Foster’s fa birra, superalcolici e vino. Quest’ultimo prodotto, causa la crisi del settore vinicolo locale (sovrapproduzione e via dicendo) e a causa di una serie di acquisizioni fatte “al picco del ciclo economico” (cioe’ pagate molto care), ha dato diversi grattacapi: ha costretto dapprima l’azienda a una serie di svalutazioni in bilancio (leggi: perdite), ha fatto saltare una serie di dirigenti del gruppo. Finche’, qualche mese fa, spazientiti, i membri del consiglio di amministrazione hanno deciso di farla finita: dopo una pesante ristrutturazione occorsa tra il 2009 e il 2010, hanno deciso di spaccare Foster’s in due. Da una parte il vino, dall’altra la birra. Perche’ fanno questo? Le ragioni sono diverse, ma sostanzialmente c’e’ l’ambizione di togliere la mela marcia dal cesto (la divisione vino, che ora si chiama Treasury wine estates), cosi’ magari un potenziale compratore si prende il cesto delle mele buone (la birra).

Cosa e’ capitato dall’annuncio? Per prima cosa le azioni sono balzate da inizio giugno (data dell’annuncio, da 5.2 dollari per azione ai 6.34 attuali), poi qualcuno ha cominciato a fare un’offerta direttamente per la parte birra (mai giunta se non ricordo male come offerta formale), e oggi arriva questa offerta per il vino. Che cosa succede? Siccome tutti pensano (temono) che quando i due pezzi di Foster’s quando saranno quotati separatamente (nel 2011) varranno di piu’ e sara’ piu’ costoso comperarli, cercano di giocare d’anticipo. Piu’ ci sono voci sulle offerte (o offerte vere come in questo caso), piu’ le azioni salgono.

Ma guardiamo piu’ da vicino questa offerta per il vino Foster’s che gia’ anticipo essere molto bassa e quindi, in conclusione, e’ abbastanza ovvia la decisione di Foster’s di rifiutarla. Vi passo qualche numero: vendite ultimo anno della divisione 1.9 miliardi di dollari (sempre australiani, da ora non lo scrivo piu’), utile operativo 220 milioni. Pero’, media storica a 5 anni, vendite di 2.1 miliardi e utile operativo a 360 milioni: forse non saranno raggiungibili di nuovo nel breve periodo, ma di certo il periodo luglio 2009-giugno 2010 cui i primi numeri si riferiscono sono il frutto cattiva annata. 36 milioni di casse di vino vendute. Dati patrimoniali: capitale investito nell’attivita’ circa 3.8 miliardi di dollari, ma dopo pesanti svalutazioni (prima delle svalutazioni e considerando quanto avevano pagato le acquisizioni si parlava di 6.5-7 miliardi di dollari di capitale investito).

Quindi, facciamo qualche divisione: il potenziale compratore offre un multiplo di 1.2-1.4x il fatturato e un multiplo di 10.4-12.2x l’utile operativo. Se consideriamo invece il valore medio dell’utile opertivo scendiamo intorno a 7x. I 2.3-2.7 miliardi poi costringerebbero Foster’s a segnare una ulteriore perdita di circa 1.1-1.5 miliardi, dato il valore di carico di 3.8 miliardi. Infine, il fondo di private equity richiede esclusivita’ nelle negoziazioni e quindi costringerebbe Foster’s a rifiutare una successiva offerta migliore per un certo periodo di tempo. Da qui il rifiuto, che obiettivamente e’ sottoscrivibile dati i numeri. La sensazione e’ che questi investitori ci stiano provando: vediamo se riusciamo a portare via questa attivita’ a un buon prezzo. Se il prezzo e’ buono si fa e ci si prende i rischi, altrimenti si lascia stare.

Comunque, i nostri amici di Foster’s una cassa da 12 bottiglie di vino buono dovrebbero comunque spedirla ai signori del private equity: le loro azioni sono salite del 5%. E questo in definitiva e’ proprio quello che Foster’s desidera: la separazione degli asset e’ una specie di vetrina dove entrambe le attivita’ possono essere guardate e comperate: la birra da sola, il vino da solo. Insieme sono molto difficili da vendere, perche’ quasi nessuno e’ interessato a comprare due attivita’, salvo che non trovi qualcuno a cui vendere simultaneamente la parte che non gli interessa.

Stay tuned. Non e’ finita qui.

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25 August 2010

Foster’s – risultati 2009/10


Foster’s ha appena annunciato i risultati 2009/10 che mostrano un rimbalzo sia delle vendite che dei margini dell’attivita’ vinicola, per intenderci quella che l’azienda pianifica di separare dalla birra (che si chiamera’ Carlton & United Breweries). Proprio da questo punto vale la pena di partire: a quanto pare le ragioni occulte di questa operazione, quella di rendere il gruppo appetibile per un compratore interessato alla birra, si stanno materializzando ancora prima che la separazione abbia luogo: la CONSOB australiana ha infatti obbligato Foster’s a un commento su delle voci di un possibile interessamento di SAB Miller alla divisione birra di Foster’s.

Prima di addentrarci nell’analisi del passato (che mostra segni di miglioramento), parliamo delle aspettative per il futuro. Il comunicato stampa recita testualmente: “Le condizioni di mercato della divisione vino restano incerte a causa della sovrapproduzione di vino in Australia, di una propensione al consumo ancora debole in alcuni importanti mercati e della forza del dollaro australiano, che continuera’ a impattare negativamente. In ogni modo, il miglioramento della distribuzione in tutti i mercati, la crescita del portafoglio verso i prodotti premium e il taglio dei costi continueranno a supportare un miglioramento della performance di Treasury Wine Estates.”



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8 July 2010

Produzione di vino in Australia – aggiornamento 2010


Fonte: WINEMAKERS’ FEDERATION OF AUSTRALIA
Per fortuna degli australiani la vendemmia 2010 sara’ in calo di oltre il 10% rispetto allo scorso anno e decisamente al di sotto della media storica (circa il 12% sotto il livello degli ultimi 5 anni di circa 1.75 milioni di tonnellate). La stima ormai quasi definitiva parla di 1.5m/ton di uva vendemmiata che dovrebbero dare luogo a una vendemmia di circa 10 milioni di ettolitri, il 12% in meno rispetto allo scorso anno. Visto il cattivo andamento delle vendite di vino e la crisi dei grandi produttori dell’area si spera che cali cosi’ vistosi possano in realta’ continuare. Se nel 2009 a soffrire di piu’ furono i vini rossi, nel 2010 e’ successo esattamente il contrario, con un crollo del 15% della produzione di uve bianche a 716mila tonnellate a cui fa da contraltare una riduzione dell’8% dei rossi a 817mila tonnellate.



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6 June 2010

Foster’s separa le attivita’ vinicole da quelle della birra


Nella scia di una serie di annunci non proprio positivi relativi al mondo del vino, Foster’s ha annunciato giusto due giorni una operazione straordinaria che mira a separare le attivita’ vinicole da quelle relative alla birra. Questa decisione e’ stata accolta con grande entusiasmo dagli investitori (+7.3% in Borsa, che di questi tempi e’ oro), nonostante l’azienda abbia annunciato un ulteriore “impairment” di 1.1-1.3 miliardi di dollari australiani per l’unita’ vino. Per chi non si intende di questa strana cosa, ricordo che tutte le aziende devono valutare le loro attivita’: se in base a questa valutazione (molto soggettiva) si scopre che il valore attuale e’ inferiore a quello scritto nel bilancio si fa l’impairment, cioe’ si taglia il valore. Trattandosi di valutazioni soggettive, quando cio’ succede significa che il valore e’ veramente molto piu’ basso. In altre parole Foster’s “ammette” che alcune acquisizioni/investimenti fatti negli ultimi anni sono stati mal riposti. Vi ricordo anche che non e’ la prima svalutazione che viene effettuata: negli ultimi anni c’erano state ulteriori revisioni di valore per circa 800 milioni di dollari australiani.



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5 May 2010

Le esportazioni 2009 dei principali paesi produttori di vino


Oggi provo a fare un breve riassunto dell’andamento dell’export 2009 dei principali paesi del mondo, a valle dei dati sull’export americano. Come sottolinea anche OIV il 2009 e’ stato il primo anno in cui il commercio mondiale di vino e’ sceso. In questo campione che include Francia, Italia, Spagna, Australia, Cile, USA, Sud Africa e Argentina, il calo e’ stato del 2% per i volumi e dell’11% per i valori, espressi in euro. In questo contesto discendente, l’Italia diventa il leader indiscusso nei volumi esportati con 19.5m/hl, mentre rafforza la sua posizione di n.2 del mercato mondiale del vino dietro la Francia. Una posizione, questa, che difficilmente sara’ migliorata (i francesi fanno il 60% piu’ di noi con il 23% di volume in meno) o minacciata (dietro di noi vengono spagnoli e australiani che hanno ben pochi motivi per sorridere). Quindi tutto sommato le esportazioni italiane sono andate bene relativamente al resto, un pochino aiutate anche dal rafforzamento del dollaro. Il problema dell’Italia e’ che un vero n.2 dovrebbe essere anche un solido n.2 nella qualita’, cioe’ nel prezzo mix: in realta’ n.2 nel 2009 ci siamo diventati grazie al crollo piuttosto eclatante degli australiani e nonostante le nostre stesse esportazioni siano calate come prezzo mix; siamo pero’ sotto la minaccia di americani e argentini, che mostrano un trend ascendente.



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12 March 2010

Foster’s – strategia e risultati primo semestre 2008-09


La divisione vini di Foster’s continua ad andare piuttosto male: nel corso del primo semestre 2009-10, i volumi sono calati ma, soprattutto, e’ crollato il margine. Oltre alla sovrapproduzione e alla tendenza dei clienti a scegliere prodotti meno cari adesso ci si e’ messo anche il dollaro Australiano, che si sta rivalutando pesantemente, rendendo cosi’ i prodotti di Foster’s meno appetibili sui mercati esteri. Siccome l’aziende e’ tutto meno che in grado di aumentari i prezzi per recuperare il rafforzamento della valuta, ne subisce in pieno l’impatto negativo (AU$83m a livello di utile operativo). La strategia del gruppo va comunque avanti: vendita di tutte le vigne e tenute non essenziali, focalizzazione su pochi marchi ben definiti in ciascun mercato, ristrutturazione dell’approccio alla distribuzione e maggiore azione diretta sui consumatori finali. Intanto, con i primi sei mesi dell’anno fiscale 2010, possiamo dire che il vino sta diventando sempre meno importante per il gruppo, dato che ha generato soltanto il 18% dell’utile operativo semestrale contro quasi il 40% di qualche anno fa. Per questo motivo, Foster’s sta continuando a cercare una soluzione per valorizzare la sua presenza nel settore vino: da tempo ormai si parla di una possibile fusione con AV (Australian Vintners).

Dal punto di vista strategico, un segnale di speranza viene da questo commento del management, che vi lascio virgolettato: ” On a positive note, the influence of the millennial generation is making its mark on the wine category and bodes well for the future, as this new demographic group of a little over 50 million consumers aged 21 to 29 have embraced wine at an earlier stage than their predecessors, and are experimenting with wines at higher price points, including imports.” Una volta di piu’, la conferma che per il vino uno dei mercati chiave saranno gli USA, anche dal punto di vista demografico e culturale.



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10 February 2010

Esportazioni di vino australiano – aggiornamento 2009


La questione australiana e’ stata toccata poche settimane fa e si riverbera nei numeri e nei commenti relativi alle esportazioni di vino a fine 2009. Diciamo subito che l’Australia ha smesso di emettere un report mensile completo di numeri per passare a un piu’ discorsivo documento trimestrale: siccome in questo documento di numeri ce ne sono pochi, non siamo in grado di alimentare la vecchia e molto utile serie di dati; quando i numeri cominciano a fare veramente male, meglio passare alle parole e a non scriverli proprio tutti… Che cosa e’ successo all’export australiano? Nel 2009 le esportazioni sono calate dell’8% in valore e cresciute del 10% in volume, con un conseguente calo del 16% del prezzo medio, sceso per la prima volta nella storia sotto i 3 dollari australiani al litro. Colpa del forte aumento delle vendite di vino sfuso, ma anche della crescente tendenza a imbottigliare nel mercato di destinazione invece che in quello di origine… Che cosa vedono nel futuro? La grande opportunita’ della Cina, che rappresenta ancora poco delle esportazioni (6%), ma che sta crescendo a un ritmo tumultuoso (+77% nel 2009).



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22 November 2009

La sovrapproduzione di vino in Australia: situazione, strategia e scenari

Nota: i grafici di questo post sono presi direttamente dallo studio e sono costruiti su dati di Australian Wine and Brandy Corporatoin (AWBC). Il testo del comunicato stampa e del materiale a supporto sono qui (1 e 2)


PROBLEMA AUSTRALIA VINO 1

Le associazioni che rappresentano il settore viticolo in Australia hanno appena emesso un documento tanto interessante quanto preccupante, che si occupa del grave problema della sovrapproduzione di vino in Australia. I nostri amici australiani hanno fatto un paio di calcoli e hanno stabilito che: (1) in Australia ci sono 100 milioni di casse di vino in eccesso che diventeranno 200 milioni in 3 anni; (2) non ci sono siccita’ o calamita’ naturali che tengono (o meglio, possono “aiutare” ma non per oltre il 10% della sovrapproduzione, quindi poco e niente); (3) anche ipotizzando degli obiettivi di vendita ambiziosi non si riuscirebbe a elimininare che il 25% del surplus; (4) una porzione molto significativa dell’industria viticola australiana oggi non sta economicamente in piedi (e i tentativi di vendere l’attivita’ da parte di Foster’s piuttosto che la ristrutturazione di Constellation Brands non fanno che dimostrarlo); (5) infine, che il problema va affrontato sia lato domanda (rinvigorire i consumi domestici, che come vedete dal grafico allegato sono in calo da ormai due anni, da 4.4m/hl a 4.26m/hl mentre invece i consumi di vini esteri stanno esplodendo e superano 0.6m/hl) che lato offerta (tagliare la produzione di uva di media qualita’). I problemi sono poi amplificati da una serie di storture del mercato, quali i contratti di fornitura con prezzi fissi a lungo termine, la domanda di vino sfuso per la produzione delle private labels, il fatto che le cantine sono gia’ state fatte (“sunk cost”) e non sono riciclabili per fare altre cose, quindi tanto vale produrre vino anche se non si guadagna e (cosa gia’ vista in Oregon) la presenza di produttori che “tanto non importa se non si guadagna” avendo altre attivita’ e profitti.


PROBLEMA AUSTRALIA VINO 2
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13 October 2009

Esportazioni australiane di vino – aggiornamento Giugno 2009


australia h109 1

Dopo un 2008 da dimenticare, le esportazioni australiane stanno cominciando a dare qualche segnale di stabilizzazione. E’ un cambio di direzione che per ora riguarda solamente i volumi, ma che sta portando il saldo annuale delle esportazioni australiane da un calo ormai vicino al 20% dentro il limite del 10%. Ci sono ancora cose che non vanno, certamente: la svalutazione del dollaro australiano occorsa soprattutto nei primi mesi del 2009 ha fortemente impattato il prezzo mix: le cose dovrebbero cominciare ad andare meglio a partire dalla seconda meta’ del 2009. Invece, una considerazione interessante e’ il fatto che questo AU$2.4 miliardi di vino australiano che escono dall’isola stiano sempre piu’ approdando in nuovi mercati: il trio USA/UK/Canada e’ passato dal 2004 ad oggi dal 77% al 69%.


australia h109 2
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19 September 2009

Foster’s – risultati 2008/09


foster 2009 1

Foster’s ha annunciato i risultati annuali a giugno 2009 che mettono in luce il forte calo dei risultati, particolarmente nella divisione vino e per quanto riguarda i margini. I risultati consolidati del gruppo (cioe’ includendo anche birra e spirits, mostrano un incremento delle vendite del 3% (tutto dovuto al fattore cambio, che ha portato un beneficio di oltre il 4%), un utile operativo stabile a 1143 milioni di dollari australiani (ma sarebbe stato -5% a cambi costanti) e un utile netto rettificato di 725 milioni (dichiarato di 438 milioni), sostanzialmente stabile. Il debito e’ cresciuto a 2.6 miliardi di dollari australiani (da 2.4 miliardi) interamente a causa dell’impatto dalla conversione del debito in valuta (400 milioni di impatto negativo), che se aiuta gli utili penalizza il debito.


foster 2009 2
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