Fonte: France Agrimer
I francesi come al solito ci bagnano il naso e pubblicano questa bella indagine sui consume di vino nel canale Ho.Re.Ca. Il documento completo e’ sull’ultimo numero della pubblicazione di France Agrimer Info (http://www.onivins.fr/pdfs/1391.pdf). Vi pubblico oggi qualche estratto delle tabelle piu’ interessanti (che riporto pari pari dal PDF dell’indagine).
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ISTAT ha pubblicato i dati sul consumo di alcol in Italia, da cui traiamo un quadro relativo all’andamento e all’intensita’ del consumo di vino. Come sempre, mettiamo in fila i numeri degli ultimi anni. Che cosa ne deriva: (1) a livello generale la penetrazione di consumo di vino sta diminuendo in Italia e nel 2010 e’ scesa al 53.3% della popolazione, punto piu’ basso mai registrato da questo studio; (2) a differenza di quanto capitava negli ultimi anni, lo stesso non capita alla birra (stabile al 45.9%) e ai superalcolici (in crescita al 40%); (3) i consumatori “giornalieri” sono il 24% della popolazione e il 45% dei bevitori, con una tendenza costantemente calante (curiosamente piu’ tra gli uomini che tra le donne): non solo ci sono meno bevitori ma il loro modello di consumo sta cambiando verso dei cali di volume; (4) dal punto di vista geografico i consumi di vino in Italia sono decisamente trainati dal Nord Ovest (Piemonte e Lombardia), che nel 2010 ha superato il Nord Est come % di bevitori di vino; (5) i bevitori sono in calo nel Centro Italia e nel Sud Italia principalmente. Da ultimo sottolineerei un aspetto a favore del vino: il consumo abituale di alcolici in Italia e’ ancora oggi il vino: il 24% della popolazione beve vino tutti i giorni, soltanto il 4% beve birra e l’1% beve altri alcolici.
I dati prodotti da ISTAT sui consumi delle famiglie italiane nel 2009 confermano quanto la crisi abbia colpito anche il mondo del vino: (1) i consumi di vino hanno visto sia un calo sia della penetrazione (cioe’ quante famiglie comperano vino sul totale ma questa non e’ una novita’), sia una riduzione della spesa media per famiglia acquirente, che invece negli ultimi anni era cresciuta anche se soltanto di poco. (2) Il vino e’ andato male quanto l’acqua (considerazione blasfema per me, ma tant’e'), mentre la birra si e’ comportata meglio. Comprensibile: in tempi di crisi si beve l’acqua del rubinetto e si “tiene” la birra (che difatti ha invertito la tendenza calante della penetrazione) che ha un costo piu’ limitato del vino, generalmente. (3) Il vino e’ andato molto peggio di quanto non abbia fatto la spesa generale delle famiglie. Se si combina il calo della spesa con il calo di penetrazione, si arriva a -6.5% contro un -1.7% della spesa totale delle famiglie e un -5% del settore bevande. (4) Siamo di fronte a una tendenza secolare, dove nuovi modelli di consumo (in crescita) restano piu’ che compensati dai vecchi modelli di consumo (in declino, soprattutto in corrispondenza delle dinamiche demografiche).
Passiamo ai numeri. Le famiglie italiane che comperano vino sono state nel 2009 il 39.1% del totale, in calo di 1.2 punti percentuali sul 2008 e su un ritmo di 3 punti percentuali in 4 anni. “Decennalizzando” significa 7.5%. E’ matematica ma questo numero moltiplicato le 24 milioni di famiglie censite fa 1.8 milioni di famiglie che abbandonano il prodotto vino su un orizzonte di 10 anni.
Il Corriere Vinicolo pubblicato in occasione del Vinitaly e’ ricchissimo e include diversi approfondimenti.
Quello che vi propongo oggi e’ un’analisi approfondita del mercato inglese del vino, disponibile integralmente e con un complemento di Carlo Flamini sui dati 2010 di importazione di vino. Come mai e’ tanto interessante? Gli inglesi bevono abbastanza, hanno la mente aperta a ogni prodotto, non hanno (per ora) un prodotto locale competitivo. Tutti ingredienti che funzionano bene con il prodotto italiano, che pero’ ha da affrontare nuove sfide…
Il Wine Market Council propone come ogni anno una slideshow sul consumatore americano. Quest’anno lo studio approfondisce due aspetti: il passaggio dal consumatore saltuario a quello abituale e l’utilizzo dei nuovi media (internet e sue applicazioni) nella fase di reperimento delle informazioni ma anche di acquisto. Quali sono le conclusioni del rapporto: (1) che il consumo di vino in USA continua a crescere per il passaggio di consumatori da una frequenza saltuaria al consumo abituale di vino; (2) che questa tendenza e’ visibile in tutte le fasce dei consumatori, anche se il progresso piu’ significativo e’ quello della fascia di eta’ tra i 30 e i 45 anni (Generation X); (3) che i giovani si stanno orientando su nuovi vitigni, come il Malbec e lo Syrah/Shiraz, mentre il gradimento di alcuni prodotti come il Pinot Grigio non sembra crescere tra i giovani rispetto agli anziani; (4) che i nuovi media hanno un’influenza crescente (ci avreste scommesso), anche se dobbiamo considerare la particolarita’ del mercato americano; (5) che i prodotti del nuovo mondo incontrano sempre di piu’ le preferenze dei consumatori, a differenza di quelli del vecchio mondo, soprattutto francesi, tedeschi e portoghesi.
Il mercato del vino tedesco ha nel 2009 mostrato alcune interessanti tendenze. I tedeschi continuano ad aumentare la quota dei loro consumi domestici nel vino ma per la prima volta si comincia a vedere un indebolimento della tendenza dei consumi pro capite a volume. Poca roba, certo: il German Wine Institute stima un consumo di vini fermi di 20.1 litri pro capite rispetto ai 20.7 del 2008, che era stato il massimo storico.
Fonte: University of California – Giannini Foundation of Agricultural Economics
Parto con una avvertenza. Mentre noi ci preoccupiamo di come trovare i soldi per sovvenzionare il surplus di vino, in USA fanno degli studi dove si domandano che cosa succedera’ al mercato del vino di qui a 20 anni. Il punto di partenza e’ il seguente: il vino proveniente dalla California copre nel 2010 il 61% dei volumi di vino venduti in USA e, viceversa, per la California il mercato americano e’ circa l’83% delle vendite. Il mercato americano e’ strutturato in modo tale che il 72% del mercato e’ fatto da bottiglie sotto i $7, il 30% sotto $4. Se consideriamo che la California ormai ha circa il 50% delle sue esportazioni (3.8m/hl) fatte da vino sfuso venduto a circa $1 al litro. Data questa premessa qui si parla di che cosa sara’ il mercato del vino “medio” di qui a 20 anni.
Dunque, che cosa succede di qui a 20 anni? I Baby boomers, che sono 77 milioni sono in pensione. I loro figli, i Millenials, sono circa 70 milioni staranno costruendo le loro famiglie. I trend demografici sono interessanti: 20% di popolazione in piu’ nel 2030 (da 310 a 373 milioni), di cui il 20% sopra i 65 anni contro il 13% di oggi. Ma soprattutto, piu’ multietnica: i bianchi scendono dal 66% al 57%, gli Asiatici-Americani passano dal 5% al 7%, gli Afro-Americani dal 12% al 13%, mentre gli Ispanici saliranno al 23%.
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E’ la seconda volta che affronto il post sul sondaggio Gallup sui consumi di alcolici in USA (fatto su 685 individui, con un margine di errore di queste percentuali piuttosto significativo del +/- 4%). Mentre la prima volta era interessante il quadro generale e capire come si muoveva storicamente il vino rispetto alle altre bevande (a proposito, non si muove in % rispetto alle altre bevande), questa volta mettiamo in evidenza anche qualche curiosita’ e punto di vista dell’indagine. Per esempio, e’ curioso vedere che i praticanti di una religione bevono meno degli altri, che i poveri bevono meno dei ricchi e che i giovani bevono piu’ degli anziani, nonostante Gallup faccia una dichiarazione che in Italia ci farebbe saltare sulla sedia, e cioe’ che un moderato consumo di alcol (non vino, alcol) puo’ prevenire l’insorgenza di malattie cardiache. E quindi conclude nel modo seguente (che a me fa parecchio sorridere): “[…] Still, the data indicate that many older Americans are not taking advantage of the prophylactic benefit of drinking”, cioe’ nonostante gli studi dimostrino che fa bene, gli americani ancora non hanno capito il valore preventivo del consumo di alcol!