I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

19 October 2011

CAVIT – risultati e analisi di bilancio 2010-11

3 July 2011

Caviro – risultati e analisi di bilancio 2010


Nel 2010 Caviro ha celebrato un decennio di successi commerciali, che hanno visto l’azienda mantenere la leadership nel segmento vino con 7.3 milioni di consumatori da 4.2 del 2001 con volumi di vino confezionato di 1.83m/hl rispetto ai 1.46m/hl del 2001. Oltre a mantenere il primato nel vino in Bric Caviro e’ entrata nel vino in bottiglia (n.3 in Italia), ha aperto alle private labels (n.1 in Italia) e ai mercati esteri (soprattutto in Europa). La struttura industriale si e’ rafforzata. Ci sono oggi 28 cantine sociali che conferiscono vino (rispetto a 18 nel 2001) per una superficie equivalente di oltre 32mila ettari (25mila nel 2001). Se aggiungiamo le attivita’ nel campo della distillazione, Caviro vinifica circa 6 milioni di quintali di uva con una quota di mercato del 10% (5% nel 2001).

Dopo questa breve rassegna, ci concentriamo sui risultati 2010 della cooperativa, che vedono un ulteriore leggerissimo calo delle vendite (-1%) rispetto al 2009 compensato da una riduzione degli acquisti di prodotti, che in realta’ sono poi per il 90% le liquidazioni dei conferimenti dei soci. Proprio sotto questo punto di vista va valutata la cooperativa. Nel 2010 ha acquistato in volume il 5% in meno del 2009 (quando pero’ i volumi erano saliti del 20%), con un valore per quintale di vino conferito di 21.6 euro, l’8.6% in meno dei 23.5 euro del 2009 che a loro volta erano calati di quasi il 10% rispetto al 2008 (26 euro). In soldoni, i soci della cooperativa sono stati compensati per gli apporti di vino un totale di 47 milioni di euro contro 54 milioni del 2009 (-13%) e i 50 milioni del 2008. Questi sono i numeri chiave della cooperativa, che ha quindi avuto un anno in un certo modo difficile che e’ seguito a un 2009 eccezionalmente buono se messo nel contesto della crisi. A tale proposito, Caviro ha precisato che l’obiettivo della cooperativa è in primis garantire che il valore di liquidazione delle uve sia superiore (o almeno uguale) a quello di mercato (e non al valore dell’anno precedente). In particolare nel 2010, il prezzo riconosciuto ai soci si è stato il 5% sopra la media di mercato. In questo senso l’obiettivo principale della cooperativa è stato raggiunto seppure in un anno non facile.



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25 June 2011

I risultati 2009 delle cooperative vinicole italiane – rapporto Mediobanca 2011



Continuiamo a commentare i dati del rapporto Mediobanca (disponibile qui). Dopo i numeri generali e quelli delle aziende vinicole, e’ oggi la volta delle cooperative.
I risultati delle cooperative vinicole, come sappiamo, sono piu’ difficilmente leggibili di quelli delle aziende. Nonostante questo, ci sono degli spunti interessanti a guardare questi numeri. Come per le aziende vinicole, nel 2009 le cooperative hanno visto ridursi le vendite ma anche l’indebitamento (seppur in modo molto meno marcato rispetto alle aziende). Le questioni che pero’ mi sembra opportuno sollevare oggi riguardano altro: (1) le cooperative sono troppo orientate sul mercato italiano, che nel medio termine e’ un posizionamento perdente; (2) il loro indebitamento, per quanto non critico (data la azionaria cooperativa) e’ resta alto; (3) per quanto il ciclo di investimenti si sia interrotto meno bruscamente che per le aziende, i numeri dal 2003 al 2009 indicano che le aziende vinicole creano piu’ occupazione che le cooperative: come vedrete dal grafico (l’ultimo), fatti 100 i dipendenti delle cooperative del 2003 oggi sono 113, contro 118 delle aziende vinicole.




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14 May 2011

I risultati delle prime 103 aziende e cooperative vinicole – rapporto Mediobanca 2011


Iniziamo la carrellata dei dati del rapporto Mediobanca 2011 con i dati delle principali aziende vinicole italiane fino al 2009 (103 aziende, di cui 27 cooperative, con oltre 25 milioni di vendite). Come nota metodologica, i dati 2005-2009 sono pubblicati da Mediobanca, quelli precedenti sono stati da me ribasati mantenendo le proporzioni con i numeri dei nuovi rapporti (che hanno un campione differente). Che cosa si legge in questo rapporto? (1) che le vendite nel 2009 sono scese del 4%, all’incirca uguale tra Italia ed estero (anche se poi le cooperative sono andate bene in Italia e le aziende all’estero); (2) che nel 2010 le vendite sono rimbalzate del 5% (secondo l’83% delle aziende del campione), fatto di un +2% in Italia e di un +8% all’estero; (3) che i margini di profitto nel 2009 si sono stabilizzati dopo due anni di calo (grazie al calo del costo delle materie prime), pur restando al minimo storico dal 2000 a questa parte; (4) che gli investimenti sono stati tagliati a un livello poco sopra il livello di mantenimento, dopo diversi anni di investimenti nella crescita; (5) che anche grazie a un contenimento del capitale circolante, per la prima volta dal 2000 il debito cumulato del settore non e’ cresciuto ma e’ sceso; (6) che nonostante il calo delle vendite il personale occupato non e’ sceso (+0.2%). Verrebbe da dire che ci vuole un piano di ristrutturazione/aggregazione per migliorare la produttivita’ del lavoro…
Mi sembra che la carne al fuoco sia molta. La approfondiremo anche in qualche post successivo “specialistico” su aziende, cooperative e produttori di spumanti.



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4 April 2011

Mezzacorona – risultati e analisi bilancio 2009/10


E’ sempre difficile valutare l’andamento di una cooperativa, in questo caso di Mezzacorona. Partendo dal dato piu’ significativo, cioe’ quanto hanno dato indietro ai soci, si puo’ dire che l’utile “implicito” del 2010 (anno chiuso a agosto, quindi relativo alla campagna della vendemmia 2009) sia stato circa uguale a quello del 2009 (ci si riferisce alla vendemmia dell’anno prima), cioe’ circa 36-37 milioni di euro. In realta’ questa stabilita’ cela un volume in crescita di circa il 9% per quanto riguarda le uve conferite (da 286 a 313 mila quintali) e di circa il 17% per quanto riguarda i mosti/vini (da 53mila a 62mila ettolitri). In altre parole, seppur sia impossibile calcolare con precisione il calo del ritorno per i soci-conferitori, si puo’ dire che la remunerazione sia calata. Certamente, la missione della cooperativa e’ di lungo termine e soprattutto e’ volta a garantire sempre e comunque una destinazione al prodotto dei soci. Nel 2011, intanto, la cooperativa processera’ un quantitativo di uve leggermente inferiore a quello del 2010 (-7%).



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26 October 2010

CAVIT – risultati e analisi di bilancio 2009-10


Il bilancio CAVIT del 2009/10 (chiusura a maggio) mostra un discreto recupero delle vendite, essenzialmente guidato dai mercati esteri e da un nuovo impulso delle vendite di spumanti. A margine di questo, CAVIT resta una cooperativa che investe pesantemente (11 milioni di euro anche nel 2009/10) ma che non genera utili significativi (EUR3m di MOL secondo il nostro calcolo, circa EUR5m secondo la dichiarazione degli amministratori). Come braccio finale di una serie di cooperative primarie, e’ anche piuttosto difficile valutarne la performance economica: oltretutto dal 2010 la cooperativa ha smesso di fornire un’indicazione delle quantita’ di uva/vino acquistate dai soci, per cui siamo rimasti in possesso delle informazioni obbligatori, che dicono che CAVIT ha incrementato del 6% le retrocessioni ai soci (in linea con il trend delle vendite), ma non e’ dato di sapere in cambio di quanti volumi aggiuntivi. Evoluzione prevedibile della gestione: non arrivano messaggi positivi, nel senso che le vendite sono previste stabili (volumi e prezzi) e quindi il budget non include miglioramenti; viene fatto un cenno a due obiettivi: (1) un obiettivo di taglio di costi (i costi sono saliti piu’ del fatturato lo scorso anno; (2) una ridefinizione dei rapporti con le cantine azioniste, a fronte delle nuove strutture del gruppo. La fiducia nello sviluppo dello spumanti Trento DOC parte molto forte. A margine dei risultati andrebbe fatto un commento sul ruolo che questa azienda potrebbe avere in un riassetto del sistema cooperativo trentino; nel bilancio si fa cenno a tale eventualita’, con il giusto “paletto” di mantenere e possibilmente migliorare la remunerazione per i soci fornitori. Aggiungo io, se poi CAVIT muovesse verso una vera integrazione verticale e un modello di azienda a scopo di lucro allora sarebbe veramente un bel passo in avanti.



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18 July 2010

Il nodo delle cooperative del vino in Italia: e’ necessario fare un passo avanti

Le cooperative hanno un peso molto significativo nel settore del vino italiano: scorrendo la lista delle principali societa’ italiane che si dedicano alla produzione e vendita di vino, le prime tre aziende sono cooperative, mentre altre due figurano tra i piu’ grandi attori del mercato. I loro nomi sono facili da indovinare: GIV, CAVIRO, CAVIT, Mezzacorona e Cantine Cooperative Riunite. Quest’ultima ha poi acquistato la piena proprieta’ di GIV e Coltiva, costituendo cosi’ un colosso (a livello italiano) da oltre 400 milioni di euro di fatturato.

Il ruolo delle cooperative nel settore e’ critico: il vigneto italiano e’ molto frammentato ed e’ necessario creare dei collettori per raccogliere le uve ed elaborarle, sfruttando cosi’ economie di scala altrimenti non ottenibili. La cooperativa funziona molto bene: i soci conferiscono il loro prodotto e vengono remunerati in base a a quanto la cooperativa riesce ad incassare, dopo aver dedotto i suoi costi. Non solo: la possibilita’ di vendere i propri prodotti insieme ad altri e’ un indubbio vantaggio: la maggiore dimensione consente una migliore forza contrattuale e, molto spesso, di diventare una controparte appetibile per compratori altrimenti non interessati (vedi la grande distribuzione). Da qualunque lato la si guardi, a prima vista le cooperative sembrano la soluzione ottimale per il problema della scarsa dimensione delle aziende vinicole italiane.

A guardare bene, pero’, ci sono una serie di inconvenienti associati allo sviluppo eccessivo delle cooperative. Ed e’ opinione di chi scrive che il mondo delle cooperative italiane avrebbe bisogno di una riforma che le faccia muovere dalla natura “no profit” a quella di vere e proprie aziende. Altri settori l’hanno fatto. Quali? Le banche, per esempio, hanno separato l’anima “no profit” o cooperativa formando delle fondazioni, da quella commerciale, che e’ diventata una societa’ per azione. In questo modo, alcune di queste banche hanno intrapreso un percorso di crescita significativo, fatto di aggregazioni locali ma anche di espansione all’estero. Sempre restando nel mondo bancario, Unicredito e’ un risultato di questo processo: e’ una grande banca italiana con una significativa presenza all’estero. Tra i suoi azionisti figurano una serie di fondazioni, che sono nate dalla separazione di una serie di casse di risparmio. Oppure, il mondo del latte. Le cooperative di produttori hanno creato Granarolo, che opera acquistando il latte dei soci ma a prezzo di mercato, e quindi e’ una vera e propria azienda che genera utili e investe in nuovi impianti. Ecco questo esempio e’ proprio il punto di arrivo auspicabile per il mondo del vino.

Ma qual’e’ l’inconveniente delle cooperative? Che non guadagnano. E quindi, se non guadagnano, non perdono. Se non guadagnano, non possono reinvestire gli utili (perche’ non ci sono). Se non guadagnano non hanno le risorse per svilupparsi. Andiamo oltre: se non guadagnano e competono con aziende che hanno bisogno di guadagnare (per remunerare i soldi che gli azionisti gli hanno dato), rischiano di distorcere la competizione. La valvola di sfogo della remunerazione dei soci attraverso la liquidazione dei loro conferimenti a un prezzo che fa mantenere alla cooperativa l’equilibrio economico puo’ essere un’arma a doppio taglio. Quando il mercato va bene, la cooperativa remunera i suoi soci meglio di quanto farebbe un’azienda nell’ambito di un rapporto con un fornitore (perche’ tali sono i soci di una cooperativa, fornitori di materie prime o prodotti semilavorati); quando il mercato va male, la cooperativa remunera i soci meno di quanto probabilmente sarebbe obbligata a fare un’azienda commerciale con un suo fornitore.

Qual’e’ l’impatto di questo meccanismo sulla cooperativa e sul mercato del vino? La cooperativa potrebbe non avere una gestione abbastanza efficace. Chi non rischia di perdere ma neanche ha la possibilita’ di guadagnare potrebbe non essere pienamente motivato a massimizzare i potenziali utili e benefici dei propri soci. Comunque vada, la cooperativa non perdera’ e non guadagnera’. E’ vero che la remunerazione dei conferimenti e’ il vero barometro, pero’, estremizzando, e’ a tutti chiaro che l’equilibrista senza rete di sicurezza affronta il suo esercizio maggiore piglio di quello che non rischia di farsi male.

Secondo, la cooperativa non ha una capacita’ propria di investire. Se per definizione gli utili sono prelevati dai soci in termini di migliori liquidazione dei loro conferimenti, la cooperativa e’ un’azienda con le armi spuntate. Per poter effettuare un investimento ha bisogno della generosita’ dei soci o diretta o indiretta: le banche prestano facilmente soldi alle cooperative, in quanto sanno che ove mancassero le risorse per onorare i loro credito, i soci dovranno fare automaticamente un sacrificio. In questo senso la cooperativa funziona al contrario di una azienda: i soldi sono automaticamente prelevati attraverso la liquidazione dei conferimenti, mentre nelle aziende i soldi restano a meno che non siano prelevati dai soci attraverso la distribuzione di dividendi.

Non ci si ferma qui. Se le cooperative, come nel caso italiano, diventano un attore significativo nel mercato, possono in qualche modo influenzarne il funzionamento. Una cooperativa ha per definizione l’obiettivo di vendere quello che i soci apportano. Siccome non guadagna e non perde, potrebbe essere disposta a vendere i propri prodotti a dei prezzi piu’ bassi, pur di venderli. Nelle cooperative il concetto del “sottocosto” e’ difficile da definire, dato che la valvola di sicurezza della liquidazione dei conferimenti ne rende il confine molto labile. In questo modo, una cooperativa forte che opera con una logica di massimizzazione dei volumi puo’ distorcere l’assetto competitivo di un mercato, e quindi danneggiare gli attori del mercato che operano con una logica incentrata sulla massimizzazione del ritorno per i propri azionisti.

Passiamo in rassegna qualche numero per renderci conto delle dimensioni del fenomeno. La maggiore cooperativa italiana nel segmento del vino di alta qualita’ (GIV) fatturava nel 2008 quasi il doppio del principale operatore nel mercato privato (Antinori) ma aveva generato un valore aggiunto di meno della meta’ e un utile operativo dieci volte piu’ basso. Secondo lo studio pubblicato da Mediobanca relativo ai dati aggregati delle principali aziende vinicole italiane (97, tutte quelle con oltre 20 milioni di fatturato nel 2007), le aziende private avevano un margine operativo dell’8.6% sulle vendite, contro il 2.2% delle cooperative. Il calcolo e’ presto fatto. Nel 2007 le cooperative che fanno parte di questo campione hanno fatturato 1.6 miliardi di euro. Il 6.4% di 1.6 miliardi e’ 100 milioni. Cento milioni di euro nel 2007, 90 milioni nel 2006, 80 nel 2005, 60 nel 2004 e altrettanti nel 2003.

Badate bene, non sono soldi persi, sono soldi che sono andati nelle tasche dei soci delle cooperative e che, ove il margine delle cooperative fosse uguale a quello delle altre aziende, non e’ rimasto nelle aziende, almeno in parte. 400 milioni in 5 anni sono molti e avrebbero consentito un piu’ efficace consolidamento del settore (aziende che comprano altre aziende per diventare piu’ grandi). Ma non solo: sono anche soldi che sarebbero stati utili per effettuare investimenti, che magari sono stati fatti utilizzando il credito bancario; infatti, il bilancio “aggregato” di questo campione di cooperative ha un indebitamento a fine 2007 di 754 milioni di euro. Con quei 400 milioni starebbe stato meno della meta’. E’ scritto in questi numeri che negli ultimi 5 anni le cooperative hanno investito il 6.3% del loro fatturato, contro il 7.5% delle aziende pprivate del medesimo campione.

Sarebbe bello fare un passo in avanti. Separare lo scopo mutualistico delle cooperative con quello di lucro delle aziende commerciali. Qualcuno ha cominciato a fare qualche passo in questa direzione (Mezzacorona-Nosio), ma non basta. E’ necessario che il rapporto tra le cooperative-fornitori e i loro rami commerciali o produttivi siano incentrati il piu’ possibile su condizioni di mercato. Devono gradualmente diventare accordi di lungo termine per l’acquisto di vini/uve le cui condizioni economiche siano dettate dal mercato, senza distorsioni. Cosi’ le nuove ex cooperative possono diventare aziende vere, che puntano a massimizzare il ritorno sul capitale dei loro azionisti, cioe’ le cooperative che raccolgono i viticoltori con il loro patrimonio fondiario.

Si perdono soldi? Proprio no. Si generano in modo diverso, attraverso la distribuzione degli utili e la rivalutazione del capitale delle aziende. E probabilmente alla fine, se ben gestite, forse di soldi se ne farebbere anche di piu’: il divario tra la reputazione del vino italiano (eccellente) e la presenza di aziende che competono a livello globale (irrisoria) e’ ancora troppo grande.

Marco Baccaglio

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12 July 2010

Caviro – risultati e analisi di bilancio 2009


Sono colpevole di pubblicare con grave ritardo la recensione del bilancio Caviro, che giace nel mio PC da ormai 2 mesi. E’ una di quelle cose che immaginavo di aver fatto, ma lo immaginavo… Comunque, CAVIRO ha chiuso il 2009 con un calo delle vendite di circa l’11%, mostrando una tenuta nel settore vino rispetto ad un calo significativo della distilleria. In questo contesto difficile pero’ l’azienda ha continuato la sua strategia: gli obiettivi di crescita nei mercati esteri sono immutate, l’azienda ha portato avanti i suoi investimenti (anzi, nel 2009 ha investito molto piu’ che nei due anni precedenti) e tra i costi sono stati mantenuti immutati gli sforzi commerciali (promozioni e pubblicita’) cercando di contenere gli altri costi. Ne risulta un bilancio in pareggio, ma con un utile di consolidato di circa 2 milioni, e con una liquidazione dei vini apportati dai soci in calo del 10% circa ma molto meno di quanto e’ successo nel mercato (-20%). Caviro e’ anche riuscita a mettere ordine dal punto di vista finanziario: il capitale circolante migliora, con un calo significativo delle scorte di prodotti finiti e quindi il debito scende da 81 milioni a 77 milioni. Le attese sul 2010 non sono particolarmente allettanti per la divisione vino, dove CAVIRO si aspetta un calo dei consumi in Italia simile al 2009 e un approccio aggressivo delle private labels. Piu’ spazio sembra esserci all’estero, dove il budget aziendale prevede una crescita delle vendite superiore al 10%.



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23 April 2010

Cooperative contro aziende vinicole – indicatori di bilancio – Mediobanca 2010


Dedichiamo un post come lo scorso anno al confronto tra cooperative e aziende vinicole, nell’ambito della ricerca Mediobanca. Cio’ e’ importante per capire come si sta muovendo l’industria vinicola italiana e quali sono le prospettive: infatti, le cooperative hanno obiettivi diversi a quelli delle aziende, il loro scopo non e’ il ritorno sul capitale investito ma bensi’ la massimizzazione dei benefici per i soci fornitori: voi direte, e’ la stessa cosa. Io vi dico: guardate questi numeri e comprendete come le cose non stanno in questo modo. Da questa analisi traiamo le seguenti conclusioni: (1) le cooperative hanno avuto risultati molto migliori delle aziende nel 2008 perche’ non hanno subito alcun impatto dall’aumento dei costi delle uve e del vino (pagano quello che “possono” non quello che “devono”); (2) la performance commerciale e’ stata equivalente, ma nel caso delle cooperative e’ stata raggiunta con un buon andamento in Italia, mentre all’estero le cooperative mostrano una crescente difficolta’ a svilupparsi; (3) il debito/MOL delle cooperative e’ stabile rispetto al peggioramento delle aziende, che pero’ e’ originato dal calo degli utili; (4) il debito delle cooperative cresce anche di piu’ di quello delle aziende vinicole, a causa di una peggiore gestione del capitale circolante (esposizione al mercato italiano?); (5) nel corso degli ultimi anni e’ evidente che le cooperative investono di meno ma rappresentano una fetta sempre piu’ significativo del debito del mondo del vino: la loro gestione mostra segni di deterioramento rispetto alle aziende vinicole.



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24 March 2010

Mezzacorona – risultati e analisi bilancio 2008/09


Commentiamo oggi i risultati del bilancio 2008-09 di Mezzacorona, la cooperativa controllante di Nosio. Cominciamo con il dire che trattandosi di una cooperativa, il bilancio chiude in pareggio per quanto riguarda la capogruppo, che pero’ consolida gli utili delle controllate commerciali. I grafici che trovate nel post sono relativi al bilancio consolidato. La cooperativa ha messo a segno un 2009 molto buono dal punto di vista commerciale rispetto alle aziende che abbiamo visti sinora, con un fatturato in crescita del 5%. I margini sono tuttavia calati, sia guardandoli dal punto di vista dei risultati ottenuti (MOL -10% in valore assoluto) che dal punto di vista del valore attribuito ai conferimenti dalla capogruppo: il prezzo di 103 euro al quintale di uva e’ in calo dell’11%, ormai il 18% sotto il valore di picco di 125 euro del 2007. La struttura finanziaria si mantiene equilibrata: il calo della generazione di cassa e’ stato compensato da una maggiore dilazione dei pagamenti ai soci conferenti, lasciando a Mezzacorona la possibilita’ di perseguire il suo piano di investimenti (EUR17m). Le previsioni sul 2009/2010 sono tuttavia piuttosto buie, dato il trend calante delle quotazioni del vino sfuso e l’incremento della competizione, che costringeranno Mezzacorona a combattere per mantenere le quote di mercato.



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