I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

12 March 2010

Foster’s – strategia e risultati primo semestre 2008-09


La divisione vini di Foster’s continua ad andare piuttosto male: nel corso del primo semestre 2009-10, i volumi sono calati ma, soprattutto, e’ crollato il margine. Oltre alla sovrapproduzione e alla tendenza dei clienti a scegliere prodotti meno cari adesso ci si e’ messo anche il dollaro Australiano, che si sta rivalutando pesantemente, rendendo cosi’ i prodotti di Foster’s meno appetibili sui mercati esteri. Siccome l’aziende e’ tutto meno che in grado di aumentari i prezzi per recuperare il rafforzamento della valuta, ne subisce in pieno l’impatto negativo (AU$83m a livello di utile operativo). La strategia del gruppo va comunque avanti: vendita di tutte le vigne e tenute non essenziali, focalizzazione su pochi marchi ben definiti in ciascun mercato, ristrutturazione dell’approccio alla distribuzione e maggiore azione diretta sui consumatori finali. Intanto, con i primi sei mesi dell’anno fiscale 2010, possiamo dire che il vino sta diventando sempre meno importante per il gruppo, dato che ha generato soltanto il 18% dell’utile operativo semestrale contro quasi il 40% di qualche anno fa. Per questo motivo, Foster’s sta continuando a cercare una soluzione per valorizzare la sua presenza nel settore vino: da tempo ormai si parla di una possibile fusione con AV (Australian Vintners).

Dal punto di vista strategico, un segnale di speranza viene da questo commento del management, che vi lascio virgolettato: ” On a positive note, the influence of the millennial generation is making its mark on the wine category and bodes well for the future, as this new demographic group of a little over 50 million consumers aged 21 to 29 have embraced wine at an earlier stage than their predecessors, and are experimenting with wines at higher price points, including imports.” Una volta di piu’, la conferma che per il vino uno dei mercati chiave saranno gli USA, anche dal punto di vista demografico e culturale.



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2 February 2010

Giovanni Bosca Tosti – risultati e analisi di bilancio 2008


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Siamo alla terza azienda che commercia vini spumanti che analizziamo, questa volta con origine piemontese. Si tratta di Giovanni Bosca Tosti, 20 milioni di fatturato soprattutto nei confronti della grande distribuzione. I risultati 2008 di Tosti sono in calo dal punto di vista degli utili e in crescita per quanto riguarda le vendite. Cosa sta succedendo? Come per altre aziende del settore il 2008 e’ stato un anno difficile dal punto di vista del costo delle materie prime e dal punto di vista competitivo, soprattutto nei confronti della grande distribuzione. E’ una considerazione che si trova in molte relazioni, compresa quella di Tosti. Tosti fa parte di quella categoria dimensionale che avrebbe bisogno di consolidarsi. Se 2-3 aziende come tosti si mettessero insieme potrebbero contare su un fatturato superiore a 50 milioni, su una dimensione internazionale (dato che la maggior parte del fatturato viene esportato) e su una generazione di cassa tale da sostenere gli investimenti. Nel caso di Tosti ci troviamo di fronte a un margine operativo lordo di meno di 1 milione di euro, di un debito superiore a 15 milioni (con un patrimonio netto di soltanto 2 milioni). In questa situazione, e’ chiaro che la flessibilita’ dell’azienda e’ molto limitata!


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Passiamo ai numeri 2008. Il fatturato e’ salito del 5% a 20.4 milioni, di cui il 44% in Italia, il 22% ciascuno in USA e Regno Unito. Proprio in USA Tosti ha cambiato nel 2008 il distributore, subendo un impatto negativo sulle vendite (rallentamento delle consegne in fine mandato al distributore precedente, difficolta’ iniziali del nuovo distributore).

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La struttura dei costi e’ molto pesante. Tenuto conto che Tosti non ha in bilancio grandi investimenti in terreni (e quindi deduciamo che operi quasi solamente attraverso l’acquisto di uve), il costo delle materie prime rappresenta il 56% delle vendite (contro il 51% del 2007). La seconda voce di costo sono le promozioni: a 3.8m rappresentano oltre il 15% del fatturato, un livello molto rilevante, anche rispetto ad altri costi come il personale (il 7% delle vendite e in calo dall’8% del 2007). Cio’ che mi incuriosisce in un’azienda come questa e’ che il costo del consiglio di amministrazione sia pari a 449mila euro. Ecco, questo genere di costi sono molto ben scalabili (cioe’ con un fatturato doppio sarebbero gli stessi), e in un’azienda come questa rappresentano lo stesso livello della generazione di cassa…

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Nel 2008 il margine operativo lordo e’ sceso da 1.3m a 0.5m, l’utile operativo e passato in negativo a -0.6m, la perdita netta e’ stata di 0.7m.

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Dal punto di vista patrimoniale l’azienda e’ piuttosto indebitata. Il debito e’ salito da 10m a 13m, contro un patrimonio netto in discesa da 3 a 2 milioni. Oltretutto il debito e’ largamente superiore al capitale circolante e quindi finanzia una buona parte dell’investimento fisso dell’azienda. Nel corso del 2008 Tosti ha gestito molto bene il suo capitale circolante, mantenendo sia il magazzino che i crediti verso clienti sotto controllo, mentre e’ stata colpita da un sostanziale calo dei debiti verso fornitori.

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31 January 2010

Contarini – analisi di bilancio e risultati 2008


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Continuiamo il breve viaggio nel mondo delle aziende legate al Prosecco con il bilancio di Contarini relative al 2008. In realta’ Contarini ha proprio ora cambiato nome (si chiamava Ca’ Vendramin) e si e’ trasformata in Societa’ per azioni. Ha una dimensione media (sopra 30 milioni di vendite) e margini piuttosto limitati. Nel corso del 2008 ha vissuto un anno difficile a causa del calo dei margini sulla vendita di Prosecco IGT, soprattutto sul mercato tedesco; situazione questa che gli amministratori si sono impegnati a risolvere con una serie di azioni sulla rete commerciale, sul taglio dei costi commerciali e, soprattutto riversando soltanto in parte nei prezzi di vendita la riduzione dei costi delle materie prime del Prosecco (di fatto riprendendosi parte di quello che e’ stato perso nell’anno precedente). La rivalutazione dell’impianto industriale di Vazzola per poco meno di 5 milioni ha consentito di riportare il patrimonio netto su un livello piu’ comparabile al debito, che appare comunque piuttosto elevato a EUR18 milioni (largamente dovuto alla copertura del capitale circolante).


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25 January 2010

Carpene’ Malvolti – analisi bilancio al 30/6/2008


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Grazie al prezioso contributo di un lettore, siamo in grado di guardare a qualche bilancio 2008 delle aziende venete impegnate nella zona del Prosecco. Cominciamo con Carpene’ Malvolti, che chiude il bilancio a giugno: guardiamo quindi al bilancio al 30/6/2008. CM e’ un’azienda di medie dimensioni con un fatturato di 17-18 milioni di euro, un marchio ben consolidato soprattutto in Italia (60% delle vendite) ma dei margini piuttosto risicati: ancora nel 2007, che presumibilmente doveva essere un buon anno per il mondo del vino, l’azienda non superava il 6% in termini di margine MOL e il 2% a livello di utile operativo. Ma Carpene’ Malvolti e’ interessante anche per una seconda caratteristica: e’ forse l’unica azienda che abbiamo incontrato nel nostro viaggio a non avere debiti. Anzi, a giugno 2008 aveva circa 400mila euro di cassa netta (1.2 milioni a giugno 2007). Questo mette l’azienda in una prospettiva tutta nuova, nel senso che le consente di pensare non soltanto alle sue operazioni ma anche alla possibilita’ di acquisirne altre per crescere. Ecco, forse, data la dimensione di questa azienda, un incremento di dimensione verso la categoria superiore potrebbe essere altamente sinergico per i margini.


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15 January 2010

Nosio – risultati e analisi di bilancio al 31/8/2009


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Come di consueto Nosio ci ha inviato il suo bilancio 2008/09 (chiusura 31 agosto), che vi ricordo e’ redatto con i principi IAS/IFRS (obbligatorio in Italia solo per le societa’ quotate) e non e’ consolidato (cioe’ non include i risultati di alcune controllate, che hanno un valore di patrimonio netto di circa 17 milioni). Nosio e’ di proprieta’ di Mezzacorona (65%) da cui compera vino per poi imbottigliarlo e rivenderlo. I risultati di Nosio sono stati tutto sommato buoni, considerato che l’anno si e’ concluso ad agosto, e quindi ha visto la parte peggiore della crisi. Il fatturato e’ calato leggermente (soprattutto in Italia) ma i margini hanno tenuto e grazie a una riduzione dell’indebitamento finanziario (ottenuto attraverso il gioco dei pagamenti verso Mezzacorona e grazie ai tassi di interesse piu’ contenuti) l’utile pretasse e’ rimasto stabile. L’utile netto alla fine ha subito un calo del 13% circa a causa del raddoppio delle tasse. Nosio ha continuato gli investimenti, spendendo 5 milioni di euro, piu’ altri 5 milioni per ricapitalizzare la controllata Villa Albius. Nosio ha infine pagato (nel corso del 2008/09 e riferiti all’anno prededente) 2 milioni di euro in dividendi ai propri azionisti, ma ne paghera’ meno quest’anno sull’ utile 2008/09 dato il maggiore carico fiscale. Quali sono i piani per il futuro? Al di la’ della buona vendemmia, Nosio mette sul tavolo due obiettivi: “La ricerca di nuovi clienti ed importatori e l’incremento delle quote di distribuzione all’interno della distribuzione organizzata sono obiettivi da perseguire tenacemente”.


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13 January 2010

I costi di impianto e di produzione della vigna – studio Un. California 2009


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Il testo completo dello studio e’ reperibile sul sito della UCDavis a questo link.

Il post di oggi va in una categoria molto seguita dai lettori del blog, che e’ quella dei costi di produzione del vino. Su questo argomento ho la sensazione che la suddetta universita’ americana sia una specie di oracolo in materia. Troverete sul sito una ampiezza di studi sia per localizzazione dell’azienda agricola potenziale che per periodo (il primo studio risale al 1938!!!, foglio scritto a macchina tradotto in PDF). Inoltre affrontano l’argomento costo di produzione sia considerando quanto costa mettere in piedi l’azienda (in questo caso di 35 acri, di cui 30 di vigneto ripiantato) quanto costa produrre uva dopo 3 anni, come cambia il costo in base alla resa produttiva e quanto puo’ essere il ritorno economico di tutta l’operazione. Cosa si conclude? Beh, di novita’ non ce ne sono. Lo studio ci dice quanto segue: (1) che i costi di mettere in piedi un’azienda vinicola, piantare il terreno e via dicendo sono molto rilevanti, circa ; (2) che il ritorno sull’investimento si vede dopo piu’ di 3 anni, quando la vigna comincia a produrre; (3) che il ritorno non e’ comunque molto elevato, perche’ il costo della terra impatta in modo molto significativo.


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11 January 2010

Constellation Brands – risultati terzo trimestre 2009/10


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Il terzo trimestre di Constellation Brands ha evidenziato un andamento in miglioramento delle vendite ma un ulterior deterioramento dei margini, causato dal graduale spostamento verso prodotti a minor prezzo e a un effetto “molla” tra il secondo e il terzo trimestre in USA (causa nuova strategia distributiva). La strategia di Constellation resta incentrata sul taglio del debito attraverso la riduzione degli investimenti e la vendita di marchi di segmento inferiore. Questa strategia nei primi nove mesi fiscali ha condotto a un calo del debito di poco piu’ di 330milioni di dollari (a poco piu’ di 4 miliardi) che si sostanzia in questo modo: 270 milioni vengono dalla vendita di partecipazioni, 250 milioni dall’attivita’ operativa, mentre l’azienda ha assorbito 80 milioni di capitale circolante, 90 milioni per investimenti (che per il secondo anno consecutivo sono al di sotto degli ammortamenti), mentre 10 milioni di dollari sono stati spesi per le stock options per il management. Con questi risultati, che rappresentano il picco stagionale di attivita’, Constellation ha migliorato un pochino le sue attese in termini di generazione di cassa su fine anno e sostanzialmente mantenuto invariate le stime di utili.


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26 December 2009

Terre da Vino – dati di bilancio 2001-2008


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Sperando che siate sopravvissuti all’abbuffata natalizia, vi propongo oggi un’analisi del bilancio di Terre da Vino. I dati sono ricavati da un database, quindi non e’ possibile trovare spiegazioni ai numeri o suddivisioni del fatturato per prodotto e neppure i dati chiave relativi alle cooperative. Possiamo pero’ avere un’idea piuttosto chiara di questa azienda (che e’ una tra quelle che ha ignorato le mie richieste di ricevere il bilancio). (1) Terre da Vino e’ stata protagonista di una crescita costante negli ultimi anni, che sembra essersi interrotta soltanto nel 2007 intorno alla soglia dei EUR20m di vendite; (2) la cooperativa ha gradualmente ridotto i margini nel corso del tempo, probabilmente per migliorare il ritorno dei suoi fornitori-azionisti; (3) nonostante questo ha mantenuto un rapporto tra debito e patrimonio netto abbastanza equilibrato, anche se aiutato nel 2008 da una rivalutazione degli attivi fissi per EUR1m; (4) come ha fatto? Non abbiamo dati sugli investimenti ma solo sugli ammortamenti. Dato che gli ammortamenti hanno raggiunto il picco nel 2002, possiamo desumere che Terre da Vino abbia completato un significativo piano di investimenti in quell’anno e che successivamente abbia gradualmente ridotto la porzione di cassa mantenuta in azienda per incrementare quella per i soci-fornitori. Ma gli investimenti sono ripresi nel 2008…


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20 December 2009

Cantina di Castelnuovo del Garda – risultati 2008/09


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La cantina di Castelnuovo del Garda mi ha inviato il bilancio 2008/09 che recensisco molto volentieri. Lo scorso anno avevamo parlato di una cooperativa con volumi in crescita, con un incremento del prezzo delle uve accordato ai soci e di un graduale spostamento dall’Italia verso l’estero e dai vini sfusi a quelli imbottigliati. Quest’anno molte di queste considerazioni restano valide, anche se l’andamento avverso dell’economia che ha impattato i prezzi dei vini venduti e una vendemmia con volumi in calo hanno determinato un leggero calo delle vendite. L’equilibrio economico e’ stato mantenuto grazie a una riduzione del prezzo (e in parte dei volumi) delle uve acquistate. Non e’ stato pero’ mantenuto l’equilibrio finanziario: il debito e’ cresciuto in modo piuttosto significativo. Mentre lo scorso anno l’aumento dei debiti era sostanzialmente legato agli investimenti, quest’anno gli investimenti sono stati piu’ bassi ma i debiti verso soci sono calati di quasi un milione. La cooperativa ha dunque dovuto prenderli a prestito dalle banche.


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12 December 2009

I risultati finanziari 2005-07 delle aziende italiane di spumante – fonte: forum spumanti


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L’Osservatorio ISMEA Nielsen ha condotto uno studio interessante sugli indicatori di bilancio delle aziende che si dedicano agli spumanti. Il rapporto copre tre anni, 2005-07, purtroppo un po’ lontani da noi e 84 aziende (di cui 12 cooperative) che rappresentano 5 regioni (Piemonte, Lombardia, Veneto, Trentino Alto Adige e Friuli) e che hanno almeno il 60% delle vendite nel segmento dello spumante. Ci sono 8 grandi aziende (802m di fatturato cumulato), 25 medie (434m) e 39 piccole (114m).


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