I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

15 March 2011

Foster’s – risultati primo semestre 2010-11


Foster’s ha pubblicato i risultati per il semestre terminato a dicembre 2010 e ha annunciato che la separazione tra la divisione birra e quella vino (Treasury Wine estates) sara’ operativa da Giugno 2010. Questi risultati (oggi parliamo soltanto della divisione vino, che chiamiamo per brevita’ TWE) sono caratterizzati dalla debolezza della divisione birra e dal miglioramento (prima dell’impatto dei cambi) della divisione vino. Se leggiamo quello che scrivevamo un annetto fa (cioe’ che Foster’s voleva separarsi dalla divisione vino perche’ offuscava i buoni risultati della birra), viene da sorridere. Resta il grande motivo di fondo: due entita’ separate consentono agli investitori di scegliere dove investire.



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5 November 2010

Treasury Wine Estates – lo spin-off di Foster’s sul vino si presenta


La divisione vino di Foster’s, la Treasury Wine Estates, si e’ appena presentata agli investitori in previsione del processo di “spin-off” dalla Foster’s (che di fatto scomparira’ dato che la divisione birra cambia nome). Cerchiamo di vedere di che animale si tratta. Di fatto si tratta della risultante di 4 grandi operazioni che hanno combinato Mildara Blass (1996), Rothbury Wines (1996), Beringer (2001) e la famigerata acquisizione Southcorp (2005). I marchi sono Penfolds, Beringer, Wolf Blass, Rosemount, Lindemans e via dicendo. Si sviluppa su 12mila ettari di vigna di proprieta’ su 19 cantine, con vendite di 35 milioni di casse di vino e circa 2 milioni di dollari australiani di fatturato (circa 1.4 miliardi di euro). Di queste 35 milioni di casse, 7.3m sono vendute in Australia, 16m in USA e 8.9m in Europa. Come vedete dal grafico, quindi, le vendite sono per il 49% in America, il 29% in Australia NZ, il 18% in Europa e il 4% in Asia. Gli utili sono invece piu’ concentrati nel mercato locale (34% in Australia/NZ) e in Asia (10%), con l’Europa che rappresenta soltanto il 7% degli utili (e l’America in linea con le vendite al 49% del totale).



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9 September 2010

Qualcuno corteggia la division vino di Foster’s…

Interrompo oggi la programmazione del blog per inserire questo commento, che ha pochi numeri, ma che mi sembra importante per coloro che sono interessati alla saga di Foster’s. La notizia e’ la seguente: un fondo di private equity e’ andato da Foster’s e ha offerto una cifra tra 2.3 e 2.7 miliardi di dollari australiani (in contanti) per comperare le attivita’ della divisione vino, che si chiama Treasury Wine Estates; il consiglio di amministrazione ha rifiutato l’offerta, rispondendo che e’ troppo bassa.

Facciamo un passo indietro per chi non ricorda o non ha seguito la storia. Foster’s fa birra, superalcolici e vino. Quest’ultimo prodotto, causa la crisi del settore vinicolo locale (sovrapproduzione e via dicendo) e a causa di una serie di acquisizioni fatte “al picco del ciclo economico” (cioe’ pagate molto care), ha dato diversi grattacapi: ha costretto dapprima l’azienda a una serie di svalutazioni in bilancio (leggi: perdite), ha fatto saltare una serie di dirigenti del gruppo. Finche’, qualche mese fa, spazientiti, i membri del consiglio di amministrazione hanno deciso di farla finita: dopo una pesante ristrutturazione occorsa tra il 2009 e il 2010, hanno deciso di spaccare Foster’s in due. Da una parte il vino, dall’altra la birra. Perche’ fanno questo? Le ragioni sono diverse, ma sostanzialmente c’e’ l’ambizione di togliere la mela marcia dal cesto (la divisione vino, che ora si chiama Treasury wine estates), cosi’ magari un potenziale compratore si prende il cesto delle mele buone (la birra).

Cosa e’ capitato dall’annuncio? Per prima cosa le azioni sono balzate da inizio giugno (data dell’annuncio, da 5.2 dollari per azione ai 6.34 attuali), poi qualcuno ha cominciato a fare un’offerta direttamente per la parte birra (mai giunta se non ricordo male come offerta formale), e oggi arriva questa offerta per il vino. Che cosa succede? Siccome tutti pensano (temono) che quando i due pezzi di Foster’s quando saranno quotati separatamente (nel 2011) varranno di piu’ e sara’ piu’ costoso comperarli, cercano di giocare d’anticipo. Piu’ ci sono voci sulle offerte (o offerte vere come in questo caso), piu’ le azioni salgono.

Ma guardiamo piu’ da vicino questa offerta per il vino Foster’s che gia’ anticipo essere molto bassa e quindi, in conclusione, e’ abbastanza ovvia la decisione di Foster’s di rifiutarla. Vi passo qualche numero: vendite ultimo anno della divisione 1.9 miliardi di dollari (sempre australiani, da ora non lo scrivo piu’), utile operativo 220 milioni. Pero’, media storica a 5 anni, vendite di 2.1 miliardi e utile operativo a 360 milioni: forse non saranno raggiungibili di nuovo nel breve periodo, ma di certo il periodo luglio 2009-giugno 2010 cui i primi numeri si riferiscono sono il frutto cattiva annata. 36 milioni di casse di vino vendute. Dati patrimoniali: capitale investito nell’attivita’ circa 3.8 miliardi di dollari, ma dopo pesanti svalutazioni (prima delle svalutazioni e considerando quanto avevano pagato le acquisizioni si parlava di 6.5-7 miliardi di dollari di capitale investito).

Quindi, facciamo qualche divisione: il potenziale compratore offre un multiplo di 1.2-1.4x il fatturato e un multiplo di 10.4-12.2x l’utile operativo. Se consideriamo invece il valore medio dell’utile opertivo scendiamo intorno a 7x. I 2.3-2.7 miliardi poi costringerebbero Foster’s a segnare una ulteriore perdita di circa 1.1-1.5 miliardi, dato il valore di carico di 3.8 miliardi. Infine, il fondo di private equity richiede esclusivita’ nelle negoziazioni e quindi costringerebbe Foster’s a rifiutare una successiva offerta migliore per un certo periodo di tempo. Da qui il rifiuto, che obiettivamente e’ sottoscrivibile dati i numeri. La sensazione e’ che questi investitori ci stiano provando: vediamo se riusciamo a portare via questa attivita’ a un buon prezzo. Se il prezzo e’ buono si fa e ci si prende i rischi, altrimenti si lascia stare.

Comunque, i nostri amici di Foster’s una cassa da 12 bottiglie di vino buono dovrebbero comunque spedirla ai signori del private equity: le loro azioni sono salite del 5%. E questo in definitiva e’ proprio quello che Foster’s desidera: la separazione degli asset e’ una specie di vetrina dove entrambe le attivita’ possono essere guardate e comperate: la birra da sola, il vino da solo. Insieme sono molto difficili da vendere, perche’ quasi nessuno e’ interessato a comprare due attivita’, salvo che non trovi qualcuno a cui vendere simultaneamente la parte che non gli interessa.

Stay tuned. Non e’ finita qui.

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6 June 2010

Foster’s separa le attivita’ vinicole da quelle della birra


Nella scia di una serie di annunci non proprio positivi relativi al mondo del vino, Foster’s ha annunciato giusto due giorni una operazione straordinaria che mira a separare le attivita’ vinicole da quelle relative alla birra. Questa decisione e’ stata accolta con grande entusiasmo dagli investitori (+7.3% in Borsa, che di questi tempi e’ oro), nonostante l’azienda abbia annunciato un ulteriore “impairment” di 1.1-1.3 miliardi di dollari australiani per l’unita’ vino. Per chi non si intende di questa strana cosa, ricordo che tutte le aziende devono valutare le loro attivita’: se in base a questa valutazione (molto soggettiva) si scopre che il valore attuale e’ inferiore a quello scritto nel bilancio si fa l’impairment, cioe’ si taglia il valore. Trattandosi di valutazioni soggettive, quando cio’ succede significa che il valore e’ veramente molto piu’ basso. In altre parole Foster’s “ammette” che alcune acquisizioni/investimenti fatti negli ultimi anni sono stati mal riposti. Vi ricordo anche che non e’ la prima svalutazione che viene effettuata: negli ultimi anni c’erano state ulteriori revisioni di valore per circa 800 milioni di dollari australiani.



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12 March 2010

Foster’s – strategia e risultati primo semestre 2008-09


La divisione vini di Foster’s continua ad andare piuttosto male: nel corso del primo semestre 2009-10, i volumi sono calati ma, soprattutto, e’ crollato il margine. Oltre alla sovrapproduzione e alla tendenza dei clienti a scegliere prodotti meno cari adesso ci si e’ messo anche il dollaro Australiano, che si sta rivalutando pesantemente, rendendo cosi’ i prodotti di Foster’s meno appetibili sui mercati esteri. Siccome l’aziende e’ tutto meno che in grado di aumentari i prezzi per recuperare il rafforzamento della valuta, ne subisce in pieno l’impatto negativo (AU$83m a livello di utile operativo). La strategia del gruppo va comunque avanti: vendita di tutte le vigne e tenute non essenziali, focalizzazione su pochi marchi ben definiti in ciascun mercato, ristrutturazione dell’approccio alla distribuzione e maggiore azione diretta sui consumatori finali. Intanto, con i primi sei mesi dell’anno fiscale 2010, possiamo dire che il vino sta diventando sempre meno importante per il gruppo, dato che ha generato soltanto il 18% dell’utile operativo semestrale contro quasi il 40% di qualche anno fa. Per questo motivo, Foster’s sta continuando a cercare una soluzione per valorizzare la sua presenza nel settore vino: da tempo ormai si parla di una possibile fusione con AV (Australian Vintners).

Dal punto di vista strategico, un segnale di speranza viene da questo commento del management, che vi lascio virgolettato: ” On a positive note, the influence of the millennial generation is making its mark on the wine category and bodes well for the future, as this new demographic group of a little over 50 million consumers aged 21 to 29 have embraced wine at an earlier stage than their predecessors, and are experimenting with wines at higher price points, including imports.” Una volta di piu’, la conferma che per il vino uno dei mercati chiave saranno gli USA, anche dal punto di vista demografico e culturale.



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19 September 2009

Foster’s – risultati 2008/09


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Foster’s ha annunciato i risultati annuali a giugno 2009 che mettono in luce il forte calo dei risultati, particolarmente nella divisione vino e per quanto riguarda i margini. I risultati consolidati del gruppo (cioe’ includendo anche birra e spirits, mostrano un incremento delle vendite del 3% (tutto dovuto al fattore cambio, che ha portato un beneficio di oltre il 4%), un utile operativo stabile a 1143 milioni di dollari australiani (ma sarebbe stato -5% a cambi costanti) e un utile netto rettificato di 725 milioni (dichiarato di 438 milioni), sostanzialmente stabile. Il debito e’ cresciuto a 2.6 miliardi di dollari australiani (da 2.4 miliardi) interamente a causa dell’impatto dalla conversione del debito in valuta (400 milioni di impatto negativo), che se aiuta gli utili penalizza il debito.


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