I numeri del vino

Dati delle vendemmie, statistiche produttive, risultati economici dei principali produttori

1 August 2010

Il profilo del consumatore americano di vino – indagine spagnola


Siamo al secondo post sul lavoro della camera di commercio spagnola a New York. In questo secondo appuntamento vediamo qualche tendenza del mercato, per quanto alcune di queste statistiche erano gia’ note. Le conclusioni della presentazione, che prende dati da diversi istituti di ricerca sono le seguenti: (1) il mercato americano e’ particolarmente promettente perche’ combina una quota ancora relativamente bassa di consumatori di vino (meno del 20% della popolazione) con una dinamica di crescita e una dimensione molto rilevante; (2) il vino e’ la bevanda piu’ in crescita in USA se si guardano ai dati di medio termine (2000-2009); (3) i consumatori frequenti di vino stanno aumentando in modo significativo; (3) i consumatori occasionali di vino sono prevalentemente donne; (4) i “nuovi consumatori”, cioe’ i giovani sono portati a consumare piu’ vini importati rispetto ai vini americani e i bevitori giovani hanno dei consumi molto superiori a quelli dei bevitori occasionali. Questo gap e’ molto meno evidente nelle generazioni di bevitori precedenti: un bel segnale per il trend dei consumi a medio termine.



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26 July 2010

Il costo della distribuzione del vino in USA e il potere dei distributori


Fonte: camera di commercio spagnola a New York e Impact Databank
La camera di commercio spagnola ha fatto una eccellente presentazione che parla del mercato del vino americano, cui dedichiamo due post. Il primo e’ questo ed e’ concentrato su una interessante tabella che mostra come si parte da un vino venduto a 6$ la bottiglia dal produttore spagnolo al prezzo finale di $17.44 se il vino viene venduto in enoteca o addirittura di $29 se si beve al ristorante di New York. Mostreremo poi chi sono i grandi distributori di vino americani (che vi ricordo in USA sono “obbligatori”) e quali sono le loro quote di mercato.


Ma torniamo alla questione del prezzo del vino. Dunque, la tabella fornita dalla camera di commercio spagnola a New York, mette in luce in modo chiarissimo che e’ il sistema distributivo americano che determina in maniera preponderante il rincaro della bottiglia in America. La parte relativa al trasporto che potremmo immaginare essere significativa e’ invece invece irrisoria, meno di un dollaro a bottiglia sempre che spediamo il vino in lotti da 400 casse nella tratta intercontinentale. Allo stesso modo, la parte relativa alle tasse a ai dazi non e’ cosi’ significativa, si parla di 0.3 dollari per bottiglia per il vino da tavola e 1 dollaro a bottiglia per il vino spumante. Resta pero’ da vedere quali sono le tasse che invece di ricadere sulla bottiglia all’atto dell’importazione, ricadono sul distributore o venditore della bottiglia come tasse specifiche per l’attivita’ di vendita di vino.

E’ comunque chiaro che la parte del leone la fanno l’importatore, che ricarica il 30%, il distributore, che mette su un altro 30% e infine il dettagliante o il ristoratore, che, avendo poi alla fine il maggior rischio di non piazzare la bottiglia e trattando volumi piu’ bassi aumentano il prezzo del 50% e del 150% rispettivamente. Ne esce quindi un quadro dove la nostra bottiglia da 6 dollari finisce sullo scaffale dell’enoteca a 17 dollari (ma a 19 dollari se si tratta di un Cava), e in questo calcolo oltre 10 dollari sono incamerati dal sistema distributivo americano, cioe’ il 60% di quello che paga il consumatore finale. Questa quota sale addirittura a 22 dollari sul totale di 29 dollari per la bottiglia venduta al ristorante, cioe’ circa il 76% del totale.


Vediamo quindi chi sono questi distributori (che stanno in mezzo tra il dettagliante e il produttore americano, oppure l’importatore di prodotti esteri). Il leader storico e’ Southern Wine & Spirits: nel 2008 fatturava 8.3 miliardi di dollari detenendo il 19% di un mercato simato a 43 miliardi di dollari (qui credo siano inclusi non soltanto il vino ma anche altre bevande), fonte Impact Databank. La caratteristica interessante e’ la relativa invece al grado di concentrazione del mercato, che fa del mercato americano un mercato ricco: il 61% del mercato e’ in mano ai primi 10 distributori nel 2008, rispetto al 52% di 5 anni prima. Certamente i produttori di vino si trovano una controparte di tutto rispetto, quindi e’ giustificabile che il margine di distribuzione di questi operatori possa essere molto significativo…

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6 July 2010

Constellation Brands – risultati primo trimestre 2010


Constellation Brands ha chiuso il primo trimestre 2010 con risultati piuttosto deludenti dal punto di vista operativo, anche se l’utile netto e’ stato in linea con le attese del mercato. Coerentemente con quanto l’azienda aveva pianificato, e’ iniziato il programma di riacquisto delle azioni, che ha comportato un esborso di 300 milioni di dollari. A cio’ si deve l’incremento del debito, dopo una serie molto lunga di trimestri consecutivi di riduzione. Il mangament si e’ dichiarato contento per questa strategia “di crescita nei segmenti profittevoli”. Cioe’ si cresce soltanto dove si fanno piu’ soldi. Tutto allineato alle aspettative del management a quanto pare. Dal punto di vista commerciale hanno lanciato un Riesling tedesco, un Malbec nel Black Box (cioe’ il Bag in Box), uno spumante nella linea Robert Mondavi e un Pinot Grigio sotto il marchio Arbor Mist.



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29 May 2010

Constellation Brands – risultati 2009


Constellation Brands ha chiuso l’esercizio 2009-10 con risultati sostanzialmente in linea con le attese del mercato e ha fornito come d’abitudine le indicazioni sul prossimo anno fiscale (2010-11). E qui sta la nota dolente: il management ha indicato una forchetta di utile per azione tra 1.53 e 1.68 dollari per azione, rispetto a 1.69 raggiunto nel 2009 (+6% sui 12 mesi a febbraio 2008). In poche parole, il leader mondiale nel segmento del vino non si aspetta di fare nel 2010 piu’ utili di quelli fatti lo scorso anno. Di piu’, questa indicazione e’ largamente al di sotto delle aspettative del mercato, che stavano intorno a 1.78 dollari per azioni. Conclusione: il management is aspetta un calo degli utili del 5% circa, contro una aspettativa di mercato di un incremento del 4% circa. Conseguenza: il titolo ha subito un calo in borsa piuttosto significativo.



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17 May 2010

USA – vendite al dettaglio di vino nel 2009


Il Wine Institute americano ha pubblicato i dati sull’andamento del mercato americano del vino nel 2009, dove e’ evidente la tendenza a scegliere vini meno costosi (trading down). Principali conclusioni: (1) i consumi di vino a volume in USA sono ancora in crescita, anche se piu’ moderata; (2) il valore del vino consumato al dettaglio e’ in calo per un forte fenomeno di trading down; (3) i vini californiani, in questo contesto, si comportano meglio nel mercato locale, dove vengono venduti a un prezzo medio inferiore alla media, mentre subiscono un calo significativo delle esportazioni a volume (gia’ visto in un post precedente); (4) gli americani si stanno sempre piu’ orientando sui vini rossi a discapito dei vini rosati e, a guardare i numeri del 2009, anche a discapito dei vini bianchi.



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5 May 2010

Le esportazioni 2009 dei principali paesi produttori di vino


Oggi provo a fare un breve riassunto dell’andamento dell’export 2009 dei principali paesi del mondo, a valle dei dati sull’export americano. Come sottolinea anche OIV il 2009 e’ stato il primo anno in cui il commercio mondiale di vino e’ sceso. In questo campione che include Francia, Italia, Spagna, Australia, Cile, USA, Sud Africa e Argentina, il calo e’ stato del 2% per i volumi e dell’11% per i valori, espressi in euro. In questo contesto discendente, l’Italia diventa il leader indiscusso nei volumi esportati con 19.5m/hl, mentre rafforza la sua posizione di n.2 del mercato mondiale del vino dietro la Francia. Una posizione, questa, che difficilmente sara’ migliorata (i francesi fanno il 60% piu’ di noi con il 23% di volume in meno) o minacciata (dietro di noi vengono spagnoli e australiani che hanno ben pochi motivi per sorridere). Quindi tutto sommato le esportazioni italiane sono andate bene relativamente al resto, un pochino aiutate anche dal rafforzamento del dollaro. Il problema dell’Italia e’ che un vero n.2 dovrebbe essere anche un solido n.2 nella qualita’, cioe’ nel prezzo mix: in realta’ n.2 nel 2009 ci siamo diventati grazie al crollo piuttosto eclatante degli australiani e nonostante le nostre stesse esportazioni siano calate come prezzo mix; siamo pero’ sotto la minaccia di americani e argentini, che mostrano un trend ascendente.



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1 May 2010

Esportazioni di vino americano – aggiornamento 2009


Sono stati appena pubblicati i dati 2009 relativi alle esportazioni americane di vino. Gli USA hanno avuto un andamento a meta’ tra i crolli di Francia e Spagna e la buona tenuta dell’Italia: le esportazioni a valore sono in calo del 10%, mentre a volume scendono del 15%. Ci sono due cose da dire: (1) nel corso dell’anno, il cambio non ha piu’ aiutato gli esportatori americani (anzi, il dollaro si e’ rivalutato del 5% circa, e nel 2010 potremo attenderci che possa sfavorirli ancora di piu’ (anche se questo movimento favorira’ il prezzo mix rispetto ai volumi); (2) i dati visti in prospettiva storica si leggono come una correzione a un trend di crescita che era stato eccezionale, tanto che sui 5 anni le esportazioni sono ancora in crescita del 2.4% annuo e sui 10 anni di circa il 3.7% annuo; (3) l’andamento delle esportazioni per mercato mettono in luce un forte dinamismo dell’industria vinicola americana, in particolare nei mercati dell’estremo oriente. Cina e Hong Kong stanno rapidamente diventando dei mercati di riferimento.



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11 April 2010

California – produzione uva e vino – aggiornamento 2009


FONTE: USDA
Come gia’ da piu’ parti sottolineato, la produzione di vino in California nel 2009 e’ stata particolarmente elevata. Il resoconto finale e’ stato appena pubblicato e, come sempre, fa riferimento non tanto alla produzione di vino ma al tonnellaggio di uva da vino prodotto. E questi numeri parlano molto chiaro: (1) la produzione 2009 e’ salita a 3.7m/tons, +23%, sostanzialmente equivalente per le uve bianche e rosse; (2) i prezzi delle uve si sono mantenuti stabili, e quindi il +23% dei volumi si e’ prontamente trasferito in un +23% del valore commerciale della produzione di uva da vino; (3) i protagonisti della crescita sono stati il Cabernet Sauvignon, il Merlot e lo Chardonnay. Per i primi due si tratta di un “recupero” di un livello produttivo comparabile con il passato (potremmo quasi dire che e’ stata la vendemmia 2008 a essere cattiva, piuttosto che quella 2009 ad essere cosi’ buona), mentre per lo Chardonnay si tratta di un livello mai raggiunto sinora. (4) Per quanto riguarda i vitigni italiani (o cosi’ crediamo noi), un nome merita attenzione: il Pinot Grigio, che supera il Sauvignon Blanc e diventa il n.3 nel mondo dei vitigni bianchi americani.



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13 January 2010

I costi di impianto e di produzione della vigna – studio Un. California 2009


COSTI AZIENDA VINICOLA 1

Il testo completo dello studio e’ reperibile sul sito della UCDavis a questo link.

Il post di oggi va in una categoria molto seguita dai lettori del blog, che e’ quella dei costi di produzione del vino. Su questo argomento ho la sensazione che la suddetta universita’ americana sia una specie di oracolo in materia. Troverete sul sito una ampiezza di studi sia per localizzazione dell’azienda agricola potenziale che per periodo (il primo studio risale al 1938!!!, foglio scritto a macchina tradotto in PDF). Inoltre affrontano l’argomento costo di produzione sia considerando quanto costa mettere in piedi l’azienda (in questo caso di 35 acri, di cui 30 di vigneto ripiantato) quanto costa produrre uva dopo 3 anni, come cambia il costo in base alla resa produttiva e quanto puo’ essere il ritorno economico di tutta l’operazione. Cosa si conclude? Beh, di novita’ non ce ne sono. Lo studio ci dice quanto segue: (1) che i costi di mettere in piedi un’azienda vinicola, piantare il terreno e via dicendo sono molto rilevanti, circa ; (2) che il ritorno sull’investimento si vede dopo piu’ di 3 anni, quando la vigna comincia a produrre; (3) che il ritorno non e’ comunque molto elevato, perche’ il costo della terra impatta in modo molto significativo.


COSTI AZIENDA VINICOLA 2
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11 January 2010

Constellation Brands – risultati terzo trimestre 2009/10


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Il terzo trimestre di Constellation Brands ha evidenziato un andamento in miglioramento delle vendite ma un ulterior deterioramento dei margini, causato dal graduale spostamento verso prodotti a minor prezzo e a un effetto “molla” tra il secondo e il terzo trimestre in USA (causa nuova strategia distributiva). La strategia di Constellation resta incentrata sul taglio del debito attraverso la riduzione degli investimenti e la vendita di marchi di segmento inferiore. Questa strategia nei primi nove mesi fiscali ha condotto a un calo del debito di poco piu’ di 330milioni di dollari (a poco piu’ di 4 miliardi) che si sostanzia in questo modo: 270 milioni vengono dalla vendita di partecipazioni, 250 milioni dall’attivita’ operativa, mentre l’azienda ha assorbito 80 milioni di capitale circolante, 90 milioni per investimenti (che per il secondo anno consecutivo sono al di sotto degli ammortamenti), mentre 10 milioni di dollari sono stati spesi per le stock options per il management. Con questi risultati, che rappresentano il picco stagionale di attivita’, Constellation ha migliorato un pochino le sue attese in termini di generazione di cassa su fine anno e sostanzialmente mantenuto invariate le stime di utili.


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